LETTERE CONTRO LE 'MANIFESTAZIONI SPECISTE'

(sagre, fiere, palii, feste patronali, ecc.. con esposizione o utilizzo di animali non umani)


 

Innumerevoli sono le lettere di protesta contro le manifestazioni con utilizzo di animali non umani nel nostro Paese, retaggio di una 'civiltà' medioevale che stenta a cancellarsi dalla mente dei cittadini, grazie alle credenze popolari, al sostegno della Chiesa  e delle istituzioni, e in particolar modo alla arretratezza culturale dei nostri politici e amministratori i quali ben si guardano dal modificare l'art. 3 della legge 189/2004 che consente incredibilmente i maltrattamenti agli 'animali' nell'ambito delle manifestazioni 'storiche e culturali' ammesse dalla Regione (come se i due aggettivi fossero inscindibili). Alleghiamo a titolo di esempio le più significative lettere scritte dalla dr.ssa Paola Re, consigliera e delegata dal Movimento Antispecista per tali eventi, affinché esse non siano mai dimenticate, e coloro ai quali sono state indirizzate possano sempre rileggerle, oltre a tutti i cittadini.

 

Cliccare sulle icone sottostanti per scaricare le lettere

 

 

170623_girotonno_lesaltazionedellamattanza_pr.pdf
Girotonno: l'esaltazione della mattanza
170510_cilavegna_paliodeimaiali_porcodromo_pr.pdf
Cilavegna: Palio dei maiali: porcodromo
170421_chieuti_festas.giorgio_corsabuoi_pr.pdf
Chieuti_ Festa di S. Giorgio_Corsa dei buoi
170412_lafieradegliuccellischiaviacampodarsego_pr.pdf
La fiera degli uccelli schiavi a Campodarsego (ed altri..)
170221_falconeria_gabbieecappuccipatrimoniodellumanita_pr.pdf
Falconeria: gabbie e cappuccio 'patrimonio dell'umanità?
170202_neveeterremoto...._pr_lindro.pdf
Neve e terremoto
170128_alleistituzioni_abbattimentolupi_pr.pdf
Abbattimento lupi_Lettera alle istituzioni
160616_ilfestivaldiyulin_pr.docx
Il Festival di Yulin (da: L'Indro)
160622_paliodiniballo_faenza_pr.docx
Palio di Niballo (Faenza)
160622_comunediroma_letteraallarai_ilgrandematch.pdf
Lettera alla RAI: Il grande match (carpa in acquario)
160621_lindro_papaalcirco_santecatene_pr.docx
Il Papa al circo: sante catene ...
160616_perugia_festival_braciamiancora_pr.docx
Festival di Perugia: 'Braciami ancora!'
160607_letteraallacoop_tonniedelfini_pr.docx
Lettera alla COOP: tonni e delfini ...
160607_alministerodellepoliticheagricole_propagandalatte_pr.docx
Al Ministero delle Politiche Agricole (propaganda latte)
160523_paliodiferrara_pr.docx
Palio di Ferrara
160520_bellinzagonovarese_garadipescaperbambini_pr.docx
Bellinzago Novarese: gara di pesca per bambini
160507_ciaodarwin_animaliedonne_pr.docx
Ciao Darwin: animali e donne ...
160428_montegioco_trofeocanidacinghiale_pr.docx
Montegioco: trofeo cani da cinghiale
160423_fianoromano_mostrailovreptiles_ilovebusiness_pr.docx
Fiano Romano: I love reptiles (... I love bisiness!)
160322_iltempochefara_agnelliepasqua_pr.docx
'Il Tempo che farà': agnelli e Pasqua
160308_processionedellefascine_pr.docx
Processione delle fascine
160306_paliodeisomari_torritadisiena_pr.docx
Palio dei somari a Torrita di Siena
160205_amorenonamore_pr.docx
Amore non amore
160204_eradicazionelepreeuropeadipianosa_pr.docx
Eradicazione della lepre europea di Pianosa
160127_ilgiornodellamemoria_pr.docx
Il giorno della Memoria
151213_unconsigliodaeinsteinallafieradelbuegrasso_pr.docx
Un consiglio da Einstein alla Fiera del Bue grasso
151203_nizzamonferrato_acchiappailmaiale_pr.docx
NIzza Monferrato: acchiappa il maiale
151124_fianoromano_mostrareptilia_pr.docx
Fiano romano: mostra reptilia
151116_circhi_nonsolomoira_pr_not.4_2015.docx
Circhi:non solo Moira
151023_sacrofano_paliodellastella_pr.docx
Sacrofano_palio della stella
151021_solognoraglia_pr.docx
Sologno raglia
151021_cameri_sagradellasino_pr.docx
Cameri_sagra dell'asino
151017_piverone_corsadellagallina_pr.docx
Piverone_corsa della gallina
151007_forli_animaliinfiera_pr.docx
Forlì_animali in fiera
151007_alba_vaccaebuegrassodamacello_pr.docx
Alba_Fiera del bue grasso da macello
151002_lacchiarella_paliodelloca_pr.docx
Lacchiarella_Palio dell'oca
151001_montagnana_fiera_rapaci_pr.docx
Montagnana_Fiera dei rapaci
151001_alba_paliodegliasini_pr.docx
Alba_Palio degli asini
150926_paliodiasti_cavallomorto_pr.docx
Palio di Asti_Cavallo morto
150923_paliodicastellanzabormida_pr.docx
Palio di Castellanza Bormida
150918_parma_scuoladipescaalparcoducale_pr.docx
Parma_scuola di pesca al Parco Ducale
150910_festadisantuberto_laconior_pr6.docx
Festa di Sant'Uberto_Laconi
150910_campibisenzio_sagradellategliataeperora_pr.docx
Campi Bisenzio_Sagra della Tagliata e Pecora
150917_paliodeciui_lugnanodivicopisanopi_pr_1.docx
Palio de' ciui_Lugnano di Vicopisano
150909_festadelluva_borgomanero_corsadisnitti_pr.docx
Festa dell'Uva a Borgomanero
150905_paliodeiciuchidiasciano_pr.docx
Palio dei ciuchi di Asciano
150905_fieradelbestiame_grondona_pr.docx
Fiera del bestiame_Grondona
150903_paliodeimissiateglioveneto_pr.docx
Palio dei missi_Teglio Veneto
150829_paliodellecontradedicasteldelpiano_pr.docx
Palio delle contrade_Castel del Piano
150821_paliodisantabarbaracaserta_pr.docx
Palio di Santa Barbara_Caserta
150820_sagradeglioseiasacile_pr.docx
Sagra degli osei_Sacile
150820_54feradiuseidicanzo_pr.docx
54° Fera di usei_Canzo
150819_festaaborgorattoalessandrinoetelethon_pr.docx
Festa a Borgoratto Alessandrino e Telethon
150815_festadisbernardinodachiaravalle_pr.docx
Festa di San Bernardino da Chiaravalle
150801_paliodeiciuchi_ciregliopi_pr.docx
Palio dei ciuchi a Cireglio
150731_paliodifonni_pr.docx
Palio di Fonni
150731_paliodifeltre_pr.docx
Palio di Feltre
150725_corsadellaranocchiaasancassiano_pr.docx
Corsa della ranocchia a San Cassiano
150630_paliodisiena_chimalcomincia.._pr.docx
Palio di Siena: chi mal comincia ...
150626_paliodifaenza_pr.docx
Palio di Faenza
150612_porcoinlotteria_musiledipiaveve_pr.docx
'Porco' in lotteria: Musile di Piave
150430_paliodeisomari_campagnanadiroma_pr.docx
Palio dei somari a Campagnana di Roma
150429_paliodeimicci_seravezza_pr.docx
Palio dei micci a Seravezza
150110_paliodibuti_pr_1.docx
Palio di Buti
141112_sagradelloca_morsanoaltagliamento.docx
Sagra dell'oca_Morsano al Tagliamento
140816_sagradeisalaminidasino_castelferropredosa_ceasinoeasino.docx
Sagra dei salamini d'asino_Castelferro (Predosa)
130912_paliodegliasini_gravaalluvionicambio_prsito.docx
Palio degli asini_Grava (Alluvioni Cambiò)
141212_fierastoricadelcappone_sandamianodasti_pr.docx
Fiera storica del cappone_San Damiano d'Asti
130910_cavallialpalio_asti_prsito.docx
Cavalli al palio_Asti
130911_fruttiebuoi_frascaro_prsito.docx
Frutti e buoi ..._Frascaro

Le 'categorie' dello specismo


Lettere 'esemplari' di protesta scritte e/o pubblicate dal M.A. suddivise in base alle tipologie in cui può suddividersi l'espressione dello specismo: dal lessico, allo specismo di secondo livello (preferenze tra le varie specie), al carnologofallocentrismo (un misto di carnivorosmo, identitarismo, maschilismo, antropocentrismo, ecc..), alle attività 'produttive' con sfruttamento di animali anche non umani (circhi, filiere di produzione di carni, salumi, pesce, crostacei, ecc..).



LESSICO SPECISTA



Alle redazioni dei media.
Ai politici.
2 marzo 2013

Oggetto: Porcellum e dintorni.

Gentili signori,
non passa giorno che molti media e politici nel nostro paese, nel menzionare l’attuale legge elettorale, non si appellino ad essa con la definizione di porcellum, o similare. Prescindendo dalle motivazioni di una norma che ha reso pressoché ingovernabile il Paese, desidero portare alla Vostra attenzione, con quanto segue, l’errore di quanti credono - utilizzando tale termine - di svilire solo tale legge ed i suoi sostenitori, mentre così facendo sviliscono anche se stessi, diffondono disinformazione e specismo, ed offendono la sensibilità di molti cittadini.
Il 22 marzo 2010, un articolo di Giovanni Sartori, Sconnessi e somari, apparso sul ‘Corriere della Sera’, riferendosi agli italiani (i quali – secondo un allora recente libro di Tullio De Mauro, La cultura degli italiani, sarebbero al 70% pressoché analfabeti o analfabeti di ritorno) osservava come un 70% di somari rappresenterebbe una maggioranza deprimente, e per la politica costituirebbe una asinocrazia facile da travolgere. Colpa, si continuava, dello sfascio della scuola, dei diseducatori degli educatori, del sessantottismo demagogico dei politici, e alla marea dilagante delle famiglie spokiane, della televisione che crea un uomo forgiato dal vedere, ecc.. . 

In merito, scrissi alla direzione del ‘Corriere’ una lettera che – a distanza di tre anni – mi trovo ora costretto a rinnovare, per analoghe ragioni, alla generalità dei media e dei politici. Critiche classiche, quelle di Sartori, rivolte a cambiamenti tecnologici che sono avvenuti ed avverranno sempre nella comunicazione come in altri campi. Che dire allora della stampa replicavo, che - se ha permesso la diffusione dell’informazione - ha però abituato la maggior parte delle persone a credere a ciò che leggono, anche senza vedere? Non è quindi tanto il mezzo, che conta, quanto il contenuto dell’informazione.
Ciò che non cessa di meravigliare, quindi, è il lessico usato proprio da chi vorrebbe (e dovrebbe) fare cultura, e non solo informazione, ma continua ad utilizzare appellativi come porcellum, o come somaro, in senso dispregiativo, o analoghe similitudini (trattati come animali, grassi come maiali, stupidi come galline, mercato delle vacche, ecc..), derivanti da preconcetti e luoghi comuni ormai sorpassati, senza curarsi di verificare se siano decaduti come ovvietà culturali (grazie all’etologia), se siano causati da comportamenti umani, e/o siano offensivi dei sentimenti ‘per’ gli animali la cui violazione costituisce reato ai sensi della legge 189 del 2004 (la quale tutela ipocritamente questi ultimi anziché i diretti interessati, ancora considerati cose nonostante siano ormai stati proclamati esseri senzienti).
Ad esempio, la parola somàro (Equus asinus) indica nel gergo popolare – se rivolto all’ umano - una persona ignorante, oppure un asino visto come bestia da soma (da sagma = basto) nel gergo specista. Ma il primo attributo (sottinteso) non è affatto vero o interscambiabile. Infatti l’asino non è né più né meno ignorante di tanti altri animali, umani o non umani, anzi. Per cui non ha senso affibbiargli tale etichetta. Analogamente, la parola porco (sus scrofa per la femmina e porcus per il maschio) indica nel gergo popolare - se rivolto all’umano - una persona sporca o viziosa, oppure un cinghiale addomesticato, detto anche maiale nel gergo specista (da sus maialis, indicante una femmina che veniva sacrificata, gravida, alla dea romana Maia, il 1° maggio). Ma in natura come è noto esiste solo il cinghiale (dal latino cingula, ossia la fascia di setole più chiare che ha attorno al collo), e questa differenza chiarisce molte cose. I cinghiali infatti sono esseri senzienti estremamente intelligenti (ma ciò non ne deve fare una categoria privilegiata, come usano credere alcune persone..), curiosi e giocosi. Le femmine sono madri affettuose, rifanno il giaciglio ai piccoli ogni notte. Sono puliti, come tutti gli animali allo stato selvatico. I loro fratelli allevati forzatamente in cattività, i maiali, sono molto simili, nei rapporti con gli umani, ai cani (e ne sa qualcosa chi ne hanno adottato uno..), e ritornano velocemente allo stato selvatico se li si lascia liberi. Soffrono molto di depressione, negli allevamenti, ove vengono maltrattati, mutilati, e allevati in pessime condizioni dagli umani. Il loro ricercare le pozze fangose deriva dalla scarsa protezione al sole che offre la loro epidermide (priva dei folti peli presenti allo stato selvatico), per cui soffrono molto il caldo e necessitano di rinfrescarsi e ripararsi dalle scottature usando il fango (unica risorsa disponibile), così come gli umani usano cospargersi di crema o fanghi in altre o analoghe circostanze. Mangiano di tutto perché così vengono allevati, e per fame, ma se potessero è noto che sarebbero per il 90% vegetariani, cibandosi generalmente di frutta, semi e radici. Ma hanno alcuni organi (in particolare le valvole del cuore) molto simili anatomicamente agli umani, per cui vengono usati per gli xenotrapianti! Ovviamente, se offesi e maltrattati, essendo molto sensibili, si arrabbiano anche loro. Chi tra le persone anziane che hanno vissuto nei piccoli paesi non ricorda le loro urla strazianti quando venivano allegramente rincorsi per le strade del villaggio per essere scannati? Le caratteristiche che si attribuiscono loro non corrispondono pertanto affatto alla loro natura, e la credenza che siano sporchi o viziosi si basa in realtà sul modo con il quale vengono allevati nelle porcilaie.
Concludendo, é noto come in genere il riferimento agli animali non umani per indicare comportamenti ignobili o caratteristiche negative nasca da superstizioni religiose che vedono in essi il simbolo del male, e continua anche oggi ad essere usato come arma psicologica per allontanare il senso di vergogna derivante da certe azioni compiute dalla nostra specie, ma che gli altri animali ben difficilmente compiono, se non per necessità. Il che induce il continuare a considerare il non umano come l’essere più basso nella scala dei valori morali, e contribuisce a radicare nelle popolazioni l’odio e la paura per il diverso, motivando le conseguenti violenze. Il messaggio che viene trasmesso utilizzando il termine porcellum (o similari) è infatti chiarissimo: è una legge spregevole, come i porci! Diffondere questo concetto (come altri analoghi) è quindi offensivo, come detto all’inizio, anche dei sentimenti dell’uomo per gli animali, tutelati dalla L. 189/2004 e più volte riconosciuti dalla magistratura. Legge che purtroppo non prevede ancora il reato di specismo, che dovrebbe essere introdotto per togliere queste brutte abitudini e le loro conseguenze culturali nella popolazione a danno degli animali non umani. La creazione di una authority per i diritti degli animali a livello nazionale, così come esiste il Garante degli animali (v. Comune di Milano) a livello locale, sarebbe quindi decisamente auspicabile. Nell’attesa, e nella speranza che vorrete evitare e far evitare per il futuro l’utilizzo di un lessico che non può non definirsi anacronistico, ingiusto, offensivo, e analogo a quello razzista, Vi ringrazio per l’attenzione.


Cordiali saluti
Massimo Terrile
Movimento Antispecista
27 febbraio 2013


DAL PORCELLUM ALLA PORCHETTA: IL PASSO E' BREVE ...

 

 

Fu l’onorevole Calderoli a definire "porcata", da cui poi il termine invalso di "porcellum",  il sistema elettorale da lui stesso sostenuto nel momento in cui cominciò a considerarlo una sozzeria, un abominio, un disastro. Prescindendo dalla spensieratezza con cui  un uomo politico prende atto dei propri errori  e  serenamente resta dov’è,  non può non colpire la determinazione con cui l’onorevole pesca nel suo bestiario  interiore in cerca di metafore ad hoc. E se è nel  mondo dei primati che trova immagini che, nel suo pensiero, sono utili a denigrare la gente di colore, è di quello dei suini che si serve per connotare  lo sprezzo per ciò che ritiene innegabilmente idiota: una vera porcata, insomma.

 

E allora? Poco male? Dov'è il problema? Il problema c'è, eccome: il linguaggio non è neutro, porta con sé una forza che deriva dal pensiero che lo sottende e  a cui attribuisce nuovo vigore. In questo caso, le conseguenze dell’uso allegro e distorto di metafore animali non sono solo quelle diluite nel tempo e scarsamente percepibili nell’immediato, ma purtroppo anche quelle concrete, quantificabili, misurabili nel grado di nuova sofferenza impartita alle vittime inconsapevoli di questa tutt’altro che divertente terminologia: i maiali. Perché è proprio dal gioco di parole, di immagini, che nasce lo spunto per un rinnovato incrudelire su di loro: questa volta è il sig. Oscar Farinetti, patron di Eataly a non farsi sfuggire la ghiotta occasione per un po’ di pubblicità a spese di altri animali: “Se cancellano il Porcellum festeggiamo con una bella porchetta arrosto per tutti i nostri clienti” esclama evidentemente soddisfatto per l’idea che deve sembrargli veramente spiritosa. “L‘offerta è valida fino a settembre”, specifica nel suo appello culinario, che spera possa sortire l’effetto sperato: in quel dì, pane e porchetta gratis per tutti, assicura. L’intervista (Repubblica del 27 luglio) lo vede sorridente e con l’aria di chi ha capito tutto. Il sig. Farinetti, per la cronaca,  gestisce una recente catena in grande espansione, Eataly per l’appunto, che si occupa  del “buon cibo”, quello “politicamente corretto, che unisce ristorazione e cultura, sostenibilità e responsabilità”, come si legge sul sito.

 

E' questo  il nuovo che avanza? Questo è il senso di responsabilità che deve dirigere i comportamenti alimentari? Di quale responsabilità si va parlando? Di quale cultura si ciancia? Una metafora scorretta,  un vocabolario culturalmente inaccettabile che, una volta di più vede negli animali l’immenso contenitore che raccoglie in sé il peggio dei nostri comportamenti, è occasione per l’ennesima crudele ingiustizia: una bella mangiata, tra politici e nuovi imprenditori, sempre satolli e cronicamente incapaci di un pensiero critico che si stacchi dal conformismo imperante. E sullo sfondo, per chi ha voglia di guardare, maiali condotti al mattatoio, nel terrore, tra urla e dolore. Da mangiare gratis: vuoto a perdere: offre la ditta, responsabile e politicamente corretta. 


Pubblicato da Annamaria Manzoni a 09:14

 


Al Presidente del Consiglio dei ministri

Dr. Matteo Renzi

 

17 marzo 2014

 

Oggetto: Scolari “somari”?

 

Egregio Presidente,

            l’utilizzo da Lei fatto del termine ‘somàro’, in occasione della Sua visita di oggi in Germania, per indicare (si presuppone) che gli italiani (o perlomeno il Governo che lei presiede) non sono ‘allievi’ che non imparano la ‘lezione’, dimostra che Lei non si rende conto di utilizzare una similitudine derivante da una abitudine inveterata di prendere a prestito concetti da tradizioni popolari senza curarsi di verificare se corrispondano alla realtà. Se nel vocabolario italiano la parola somàro indica nel vulgo popolare una‘persona ignorante’, in realtà indica una ‘bestia da soma’ (da sagma = basto), e le due cose non necessariamente coincidono. Il somaro, alias ‘asino’ in senso zoologico (Equus asinus), non è infatti né più né meno ‘ignorante’ degli altri animali non umani, o  di tanti animali umani. Tantomeno dei fatti che lo riguardano. Nutrendosi con parsimonia di vegetali spinosi (la femmina fornisce un ottimo latte, assai celebre), è assai longevo. Accoppiandosi con la cavalla genera il mulo, col quale l’umanità è in debito da millenni. Forse dalla sua autonomia e riservatezza (prima dell’avvento dell’etologia interpretata come “cocciutaggine”), segno di un carattere fermo e volitivo più di altri quadrupedi, è nato il giudizio negativo che lo perseguita, dal quale occorrerebbe riscattarlo, costituendo un merito anziché un demerito. Come ritengono infatti molti umani quando tali qualità vengono riconosciute, magari a posteriori, in chi ha successo.     

            Il riferimento agli animali non umani per indicare comportamenti ignobili o caratteristiche negative nasce infatti in occidente, nel Medio Evo, da superstizioni religiose che vedono in essi il simbolo del male, e continua purtroppo anche oggi ad essere usato anche come difesa psicologica per allontanare il senso di vergogna di appartenere alla nostra specie, spesso più ‘ignorante’ delle altre. E’ noto inoltre quanto sia deplorevole riferirsi agli animali non umani con espressioni che ne denigrano ingiustamente la dignità: induce il continuare a considerare l’animale (non umano) come l’essere più basso nella scala dei valori morali, e contribuisce a radicare nelle popolazioni l’odio e la paura per il “diverso”, motivando le conseguenti violenze. Il messaggio che viene trasmesso è infatti chiarissimo: non siamo mica bestie! Anzi, somari! Queste parole sono offensive dei “sentimenti dell’uomo per gli animali” (tutelati ipocritamente al posto dei diretti interessati) dalla legge sui maltrattamenti n. 189 del 2004, che purtroppo  non prevede ancora il reato di “specismo”. Denigrare le altre specie non può infatti che essere considerato un comportamento “specista” (ossia  “razzista”, ove rivolto agli umani). Mi auguro pertanto che per il futuro Lei rifletta sulle conseguenze dell’utilizzo “disinvolto” di certi termini, considerata anche la diffusione che le Sue parole hanno grazie ai media, e che possono influenzare negativamente proprio i bambini, ‘alunni’ che dovrebbero apprendere dagli adulti un comportamento corretto. 

 

Cordiali saluti

Massimo Terrile

Movimento Antispecista                                                      



Al Presidente del Consiglio dei ministri

 Dr. Matteo Renzi

 

17 aprile 2014

 

Oggetto: ‘Gufi’.

 

Egregio Presidente,

 

            precisamente un mese fa (17 marzo) Le inviai una lettera a proposito dell’utilizzo da Lei fatto del termine ‘Somari’, in occasione della Sua visita in Germania, per indicare (si presuppone) che gli italiani (o perlomeno il Governo che lei presiede) non sono ‘allievi’ che non imparano la ‘lezione’. Oggi mi ripeto, in occasione del termie ‘gufi’ usato per indicare quanti hanno  criticato le promesse da Lei fatte agli italiani in campo politico ed economico.  Il che dimostra ancora una volta che Lei non si rende conto di utilizzare similitudini derivanti da un’abitudine inveterata di prendere a prestito concetti da tradizioni popolari senza curarsi di verificare se corrispondano alla realtà, e se sia opportuno diffonderle.

            Il gufo comune (Asio otus), ordine degli Strigiformes (da ‘strix’, gufo in greco) è invece noto per essere, dopo l’orso, uno dei peluche più regalati ai bambini nei paesi occidentali: è simbolo di saggezza, con quei suoi grandi occhi, la faccia piatta, umanoide,  la postura eretta, e lo sguardo serio e penetrante. E’ di solito rappresentato nelle fiabe con grandi occhiali, tocco universitario, e un libro ‘in mano’. E’ un predatore silenzioso e notturno, i cui occhi vedono praticamente anche al buio. Ha un udito sensibilissimo, e un volo silenzioso. Nidifica nelle cavità degli alberi, è generalmente monogamo, e si nutre di piccoli mammiferi, uccelli, invertebrati. Dal lato ecologico è uno ‘spazzino’ dei boschi, come tutti i predatori lo sono nel loro ambiente.  E’ principalmente solitario, ma talvolta si appollaia con i suoi simili sugli alberi, in quanto appena smette di cacciare individualmente pare senta la necessità di socializzare e comunicare.

La fama che lo contraddistingue in certe antiche culture (indù, nativi americani, cinesi) di portatore di morte e sfortuna, è ovviamente associata al suo verso, considerato da molti non molto allegro, e alle abitudini notturne. In India è però anche chiamato ‘gufo’ uno stupido, o un buffone. Nella cultura ebraica (v. Levitico 11, 13-17), è classificato tra gli animali ‘ripugnanti’, assieme a molti altri volatili, ed alla lunga lista di animali immondi, da tenere ‘in abominio’. Nel passato, anche nel nostro  Paese, grazie a tale fama, poteva accadere che fosse addirittura ‘crocifisso’ come altri rapaci notturni, alle porte delle case.    

        La scelta tra queste ‘credenze’ e la realtà dipende ovviamente dalle singole persone, e dalla influenza che su di loro hanno esercitato racconti dell’inizio e fiabe narrate da tutori più o meno ‘amanti’ degli animali. Non meraviglia quindi che ognuno possa vedere nel gufo un simbolo di sventura o di saggezza, a seconda della propria cultura o della propria convenienza, al di là della realtà.

        Resta il fatto che il riferirsi ad animali non umani per indicare comportamenti disdicevoli o caratteristiche negative nasce da vecchie credenze che vedono in essi il simbolo del male, ed è oggi più che mai deplorevole riferirsi agli animali non umani con espressioni che ne denigrano la dignità: induce il continuare a considerare gli animali non umani come gli esseri di più basso livello nella scala dei valori morali, e contribuisce a radicare nelle popolazioni l’odio e la paura per il “diverso”, motivando le conseguenti violenze. Tali espressioni sono inoltre offensive dei “sentimenti dell’uomo per gli animali” tutelati (al posto dei diretti interessati) dalla legge sui maltrattamenti n. 189 del 2004.

Mi auguro pertanto che Lei rifletta sulle conseguenze dell’utilizzo disinvolto di certe similitudini (considerata la diffusione che le Sue parole hanno per effetto dei  media) specialmente per quanto riguarda l’educazione dei bambini, la cui morale non dovrebbe essere influenzata da credenze e luoghi comuni appartenenti ad un oscurantismo culturale ormai superato.       

 

Cordiali saluti

Massimo Terrile

Movimento Antispecista

ma@movimentoantispecista.org                                                      



ANIMALI MENO UGUALI DEGLI ALTRI ....



Dal blog di Annamaria Manzoni – psicologa e psicoterapeuta (Cusano Milanino)

http://annamariamanzoni.blogspot.com/2014/08/scappa-daniza_19.html

martedì 19 agosto 2014


Scappa, Daniza!

 

 

   Esiste un meccanismo, ben noto agli studiosi di psicologia sociale, che fa capo ad un  principio definito di "contrasto percettivo", uno schema automatico di comportamento di cui facciamo spesso uso, anche senza  esserne consapevoli: consiste nel fatto, in fondo banale,   che una situazione appare molto diversa a seconda di ciò che l’ha preceduta. In alcuni laboratori di psicofisica il principio viene illustrato agli studenti, invitati a sedersi davanti a tre vaschette piene d’acqua: la prima gelida, la seconda a temperatura ambiente, la terza calda. Lo studente mette la  mano sinistra nella prima e la destra nella terza, poi entrambe le mani, contemporaneamente, nella seconda. Si accorge con sorpresa che le sue mani, pur immerse nella stessa acqua, la percepiscono in modo molto diverso : la mano che era stata nell’acqua gelida la sente calda, la mano che era stata nell’acqua calda la sente fredda. 

Dal laboratorio alla vita quotidiana, il principio spesso entra in azione,  ci condiziona e talvolta viene debitamente sfruttato da chi sa declinare le sue conoscenze in comportamenti. Non sappiamo se le autorità del Trentino siano ferrate in materia, ma di certo hanno fatto un uso sapiente di questo meccanismo nell’occuparsi dell’orsa Daniza, rea di avere difeso i suoi cuccioli da un cercatore di funghi che, anziché mantenersi a doverosa distanza, si era avvicinato tanto da farle temere per l’incolumità dei suoi piccoli: dapprima è circolata la notizia che l’avrebbero uccisa, il chè ha   innescato una prevedibile ondata di proteste; nel giro di 24 ore la decisione si è trasformata in  quella di trasportare Daniza  in un luogo recintato, e lì lasciarvela. Proprio in virtù del contrasto percettivo, a molti la soluzione è apparsa tutto sommato non così terribile: non la morte, ma una vita da trascorrere in un luogo, chiuso, ma dove avrà cibo e acqua, senza doverseli procurare con fatica: in fondo, non è poi un’infamia.

Ma se l’acqua a temperatura ambiente tale resta indipendentemente dal fatto che venga percepita fredda o calda, anche  questa realtà ha una sua essenza, che non può essere in funzione di quanto prima paventato: è  quella di un’orsa, rea di nessun delitto, condannata al carcere con fine pena mai, privata quindi della libertà, che per ognuno è il bene più prezioso, allontanata dai suoi cuccioli, che, come i figli di ogni reclusa, dovranno pagare, pur senza colpa, una punizione accessoria, condannati a crescere senza guida, affetto e protezione, orfani di una madre vivente: l’ergastolo a vita, insomma, per l’orsa Daniza a  fronte della precedente condanna a morte. E per i suoi cuccioli un futuro monco.

Per poter giudicare la vicenda, occorre partire dall’antefatto: l’orsa Daniza mai aveva chiesto, 14 anni fa,  di entrare da protagonista in   un progetto squisitamente umano, quale quello pomposamente denominato LIFE URSUS; non fu interpellata prima di essere prelevata e trasportata in camion a ripopolare con la sua grande mole una zona alpina; non si ribellò, non era in grado, e nulla ha mai fatto di male da allora nei confronti di quegli uomini che pure tanto disinvoltamente giocano con il suo destino.

Dalla presa in considerazione  delle istanze contenute in questa azione di prevaricazione prendono l’avvio le articolate considerazioni di coloro che si schierano dichiaratamente per la libertà di Daniza, perché rifiutano di accettare l’ ottica perdutamente antropocentrica che vede in  uno splendido animale solo un oggetto di “ripopolamento”, da spostare qua e là a seconda del pensiero dominante del momento, oggetto passivo nelle mani di umani che si ritengono signori e padroni della sua vita e della sua morte.

A quelle ampiamente comparse in rete, è importante aggiungere un’ulteriore riflessione, tesa a cogliere la relazione  tra lo sconsiderato atteggiamento delle autorità del Trentino e il brodo di cultura in cui ci si muove,  che autorizza l’Umano a considerarsi in diritto di punire qualsiasi  animale, nel momento in cui il suo interesse entra in collisione o semplicemente non collima  con il proprio.

Si attribuisce la colpa alla vittima, così da trasformarla in carnefice: è il meccanismo che scatena periodicamente guerre distruttive, una volta  contro i bovini, portatori ahimè non sani del morbo della mucca pazza, un’altra  dei volatili, rei di  trasportare  l’influenza aviaria; ci sono poi le nutrie, a cui attribuire i dissesti idrogeologici di un paese allo sbando. L’eco di un sospetto, un opportuno capro espiatorio incapace di difesa,  e si parte  con gli eccidi, che portano con sé una crudeltà che si considera giustificata dall’intento fortemente punitivo che li anima: a fronte della consuetudine dei macelli di “lavorare” lontano da occhi indiscreti, l’eliminazione brutale  in questi casi avviene anche davanti alle telecamere, nella convinzione che la punizione del colpevole sarà apprezzata dai cittadini, perché si tratta di una guerra, guerra di difesa da un nemico pur inconsapevole di esserlo. Siamo in molti a ricordare gli schermi di pochi anni fa, che si popolavano di  volatili sotterrati vivi o chiusi vivi in enormi sacchi, le mucche che sbandavano e cadevano; e oggi ad apprendere,  sbalorditi, che la caccia alla nutria è aperta e che le pallottole sono gentile omaggio di amministrazioni provinciali zelanti.

Altre volte non sono specie, ma sono singoli individui animali a subire la condanna a morte: cani che azzannano, perché frutto di scellerate trappole genetiche o perché allevati per farne macchine da guerra o perché messi in situazioni inadeguate; coccodrilli che, ma guarda un po’,  chiudono le fauci su un umano caduto nelle acque che loro frequentano perché di casa loro si tratta; squali affamati. E come non ripensare all’orso Bruno, che il 26 giugno  2006 fu deliberatamente ucciso, perché, malauguratamente sconfinato in Baviera dal Trentino dove, anche lui, era stato “immesso”, si permetteva di uccidere capi di bestiame, destinati all’uccisione esclusiva da parte umana? Le notizie date dai media terminano in genere rassicurandoci che “l’animale è stato abbattuto”, a volte ad opera della ASL, altre  di cacciatori, trasformati in giustizieri, o di volenterosi cittadini opportunamente incitati a entrare nei panni del  vendicatore.

Alla ricerca di nessi, che non giustificano, ma permettono di ricostruire la trama degli eventi, è utile anche ricordare ciò che per secoli ha avuto luogo in Europa, a partire dal Medio Evo: gli animali colpevoli di avere  provocato danni agli uomini potevano subire un regolare processo, nelle aule di “giustizia”, dove venivano condotti talvolta vestiti con panni umani, e una conseguente condanna, condanna che aveva la stessa atrocità riservata agli uomini per cui torture irriferibili precedevano l’eventuale esecuzione capitale. Non si trattava di eventi isolati perché gli studiosi riportano molti casi di “bestie delinquenti” e dell’epilogo di maiali lapidati e buoi impiccati: spettacoli per altro incapaci di sollevare pubblico sdegno in epoche in cui erano frequenti gli spettacoli altrettanto sciagurati di donne bruciate come streghe, che suscitavano non orrore, ma compiacimento. 

Ma arriva da un altro tempo e da un altro luogo l’immagine tragica della grande sagoma dell’elefantessa Mary, impiccata sulla pubblica piazza davanti a 2500 persone: era il 13 settembre del 1916, e si era nel Tennesee. La grande Mary si era ribellata, uccidendolo, ad un giovane operaio che, pare,  la pungolava con un gancio durante una sfilata perché si era fermata a raccogliere una fetta di cocomero. In questo caso non fu un tribunale, né civile né ecclesiastico, ma il proprietario del circo Sparks World, in cui Mary era costretta a vivere e “lavorare”,  a decidere che la pena capitale era la risposta adeguata: doveva essere esemplare e quindi avere luogo pubblicamente. Il chè regolarmente avvenne;  come spesso succede ai condannati a morte, nulla fu risparmiato a Mary, prima costretta ad un viaggio della morte, poi issata con una gru sul patibolo e poi “giustiziata” non senza dover prima passare attraverso alcuni tentativi falliti, che resero se possibile ancora più inaccettabile la sua inaccettabile fine.

Si potrebbe continuare all’infinito: Daniza che difende i suoi piccoli e che per questo viene condannata, è solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di un animale che non fa altro che esprimere le proprie caratteristiche di specie e che per questo viene punito dall’uomo. Uomo il cui giudizio, sempre guidato dall’interesse,  in queste situazioni sembra equiparare a sé gli animali, riconoscendo loro la responsabilità di scegliere tra bene e male, li ritiene colpevoli di comportamenti che violano la pacifica convivenza interspecifica stabilita secondo parametri esclusivamente umani; lo stesso uomo che, in ogni altro contesto, tratta gli stessi animali come esseri inferiori quando non semplicemente cose.

In attesa che l’Homo Sapiens si chiarisca le idee, non si può che stare dalla parte di Daniza, che vorremmo maestosa e libera come la sua natura vuole, Daniza che difende i suoi piccoli dall’uomo, perché pensa (e come darle torto?) che di lui non sia proprio il caso di fidarsi.

 

Pubblicato da Annamaria Manzoni 06:22 

 


L’orsa Daniza e le mucche assassine.


Sul Corriere dell’Alto Adige, il 20 agosto 2014 un articolo intitolato ‘L’orsa Daniza e le mucche assassine’ di Isabella Bossi Fedrigotti mette chiaramente in luce l’ipocrisia del voler utilizzare due pesi e due misure a seconda delle convenienze umane. L’autrice dell’articolo infatti ricorda che recentemente, in Austria, delle  mucche che volevano probabilmente proteggere i loro piccoli hanno ucciso (!) in due episodi diversi,  due escursioniste colpevoli di essersi avvicinate alla mandria tenendo in braccio, in un caso, ed al guinzaglio, nel  secondo caso, il loro cane, che evidentemente le aveva disturbate. Aggiungiamo che chi va in montagna con il cane sa in genere che le mucche non gradiscono la vicinanza di tali animali non umani (e spesso neppure di quelli umani), per cui sarebbe stato prudente per le due escursioniste non avvicinarsi alla mandria. Non è infatti difficile trovare nella vicinanza dei pascoli non solo delle barriere protettive, anche se transitabili, ma addirittura dei cartelli che avvisano del pericolo e chiariscono che il transito è a proprio rischio, parcheggio dell’auto incluso. Tuttavia nessuno, sottolinea l’autrice, si è sognato di far abbattere le mucche assassine, o di condannarle ‘a stalla perpetua’. Chiaro che – conclude l’articolista – le mucche sono mucche, gli orsi orsi, ed i cervi cervi (quante volte questi ultimi hanno causato incidenti stradali?). Ma solo l’orsa viene perseguitata in maniera eccessiva per un suo comportamento naturale, con l’obiettivo di condannarla all’ergastolo (se non verrà uccisa) nel carcere di Casteller. Aggiungiamo che invece andrebbe valutato il suo equilibrio psichico per essersi limitata a ‘schiaffeggiare’ il curioso che l’ha sorpresa con i cuccioli, anziché spedirlo all’altro mondo come avrebbe potuto benissimo fare in pochi secondi. Probabilmente, ha valutato – memore dei suoi incontri con gli umani – che tale avvertimento per l’animale umano poteva bastare. Che poi a fronte del reinserimento  dell’orso in Trentino nell’ambito del progetto europeo Life Ursus le autorità coinvolte, anziché essere responsabilizzate e al limite incolpate di non aver saputo prevedere il prevedibile (e i rischi non finiscono qui, sia per gli orsi sia per gli altri animali, umani inclusi) ed aver avvisato la popolazione anche tramite cartelli segnaletici che il transito in certe aree è ‘a proprio rischio’, con l’aggiunta degli opportuni consigli, trovino comodo scatenare la paura e promettere di catturare (o uccidere) chi ha agito in piena legalità e con ragionevolezza, non può che essere attribuito – oltre ad un classico comportamento irresponsabile e contraddittorio- al fatto che gli animali selvatici non sono sfruttati da nessuno, e quindi nessuno avrebbe interesse a difenderli. Probabilmente sottovalutando le capacità empatiche della popolazione italiana, che negli ultimi decenni si sono notevolmente sviluppate, in particolare nei riguardi delle ingiustizie verso gli animali non umani.


Massimo Terrile


21 agosto 2014

 


CARNOLOGOFALLOCENTRISMO


Date: Sat, 16 Aug 2014 12:38:47 +0200 (CEST)

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Subject: C’è asino e asino.


Gentilissim*,

ho appreso dai mezzi di informazione che dal 14 al 21 Agosto si svolge a Castelferro, frazione del Comune di Predosa (AL),  la 39° Sagra dei salamini d’asino  http://www.castelferro.it/

Gli organizzatori fanno dell’accoglienza una carta vincente, specificando che se parteciperete  “Non dovrete lottare per conquistare uno spazio libero per sedervi!! Non dovrete ordinare tutto subito all’arrivo e vedervi sommergere da una miriade di bigliettini con le varie portate ordinate!! Non dovrete fare estenuanti code col vassoio in mano per poter ritirare la cena!! MA..... al vostro arrivo verrete accompagnati al tavolo dove verrete serviti dai camerieri che prenderanno le vostre ordinazioni e vi serviranno la cena mentre voi starete comodamente seduti al tavolo”. Pare che sia un’occasione imperdibile per essere vezzeggiati al meglio in un luogo di ristorazione.

Gli organizzatori si dichiarano “orgogliosi” dei loro prodotti. “I nostri prodotti d'asino li potete mangiare solo da noi perché preparati su nostra ricetta una sola volta all'anno !!!” Il concetto da tenere ben saldo in questa sagra è che l’animale asino è un prodotto. “I cuochi del paese si occupano di selezionare gli asini e di seguire passo a passo la filiera della carne fino all’arrivo in salumificio in modo da poter garantire la qualità delle carni adoperate. I famosi salamini d’asino di Castelferro, non potrete trovarli altrove durante l’anno, vengono insaccati dal salumificio su ricetta segreta del capo cuoco “Il Mingo” che da 39 anni prepara tutti i piatti d’asino serviti alla Sagra”. Il capo cuoco Il Mingo, custode di un importante segreto, sovrintende anche alla preparazione di antipasto d’asino, bresaola d’asino, affettati d’asino, agnolotti d’asino al sugo e al vino, polenta e tapulone, salamini d’asino al cartoccio, arrosto d’asino, stracotto d’asino, ma il massacro animale colpisce anche il maiale perché nel menù sono previsti prosciutto crudo e braciolata di maiale. Ciliegina sulla torta è il menù bimbi: wurstel d’asino e patatine.

E’ davvero sorprendente che ai giorni nostri, nonostante l’informazione, la sensibilizzazione e la nuova coscienza di rispetto verso gli animali, vi siano ancora luoghi dove certi eventi che si basano sulla crudeltà di una pietanza derivata da uccisioni di animali siano pubblicizzati come grandi iniziative, con note di encomio e di apprezzamento. Gli animali sono esseri capaci di provare dolore, paura, angoscia, condizioni necessarie e sufficienti per venire rispettati come “esseri senzienti”, così sono definiti all’articolo 13 del “Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”. Invece ogni anno nel mondo uccidiamo oltre 50 miliardi di animali da allevamento e centinaia di miliardi di animali marini. Sono numeri inconcepibili, e ciò che più sconvolge è l’agonia patita da quelle vittime negli allevamenti e nei macelli. Se partiamo dal presupposto che tutte queste pratiche sono legali, ci troviamo di fronte a una legge schizofrenica che da una parte tutela in maniera abbastanza soddisfacente (quando viene rispettata) gli animali “da affezione”, dall’altra trascura  visibilmente gli animali “da affettare” che invece come quelli d’affezione soffrono, sono intelligenti, provano e trasmettono emozioni. Poiché non ho mai mangiato animali, se non da piccola su costrizione, che si celebrasse la sagra dell’asino di qualsiasi altro animale per me non ha mai fatto differenza: quella grande abbuffata di animali macellati mi ha sempre trasmesso un’inquietudine che non sono mai riuscita a comprendere e a giustificare. Non esiste giustificazione morale o razionale nel causare la sofferenza di miliardi di animali, e neppure di uno solo di essi.  Lo facciamo, non perché ne abbiamo bisogno o perché i prodotti animali ci siano indispensabili, ma solo per il piacere di mangiarli. Se seguiamo questa logica fallace, allora possiamo anche giustificare la macellazione di un cane, il “migliore amico dell’uomo”, per mangiarne la carne, perché essa è mangiata legalmente in svariati Paesi del mondo.  La soluzione sta nell’educare la gente, soprattutto i bambini, a capire che lo sfruttamento degli animali è sbagliato, da qualunque punto di vista lo si guardi e in qualsiasi forma lo si eserciti.

Vedere alla sagra la presenza di un menù bimbi a base di asino, mi riporta alla mente scene di bambini affascinati e divertiti da asini liberi in fattorie o in rifugi, scampati al macello o scartati da qualche comitato perché non più “idonei” a correre in qualche folle palio paesano. Sarebbe utile anche coi bambini “seguire passo a passo la filiera della carne fino all’arrivo in salumificio” e raccontare, o meglio mostrare con fotografie e video, come muore macellato un asino, o qualunque altro animale. La macellazione è un anello di quella catena di orrore che porta alla produzione del cibo animale: perché non mostrarla ai bambini? Forse perché i bambini resterebbero traumatizzati rivolgendo domande a dir poco imbarazzanti agli adulti, davanti alle quali sarebbe doveroso raccontare loro la verità, una brutta verità, ma credo che sia meglio una brutta verità che una bella bugia. I bambini sono le vittime più ignare della mattanza che c’è dietro ciò che mangiano e sono anche le vittime più sfruttate: basta pensare a ciò che viene messo loro i bocca (in tutti i sensi) negli spot alimentari, autentici disastri pedagogici.

Lo scorso Giugno si è svolta la 6° edizione di “Asini in festa” a Serralunga di Crea, evento patrocinato dal Comune di Serralunga di Crea, organizzato da Pro Loco e associazione “Asini si nasce… e io lo nakkui” http://lnx.ambienteweb.info/asinisinasce/index.php: la festa offriva passeggiata e coccole con gli asini, merenda, truccabimbi, spettacolo di majorettes e concerto con cena vegetariana in piazza. Come dice bene la locandina, questa è una “festa in cui gli animali, dopo le coccole, non te li ritrovi nel piatto”.

Quando si ragiona a proposito di esseri umani, quelli fortunati e quelli meno fortunati, ci si chiede perché vi sia tanto bene da una parte e tanto male dall’altra: se si nasce in certi angoli del mondo, non solo non c’è speranza di avere una vita serena, ma si deve lottare quotidianamente per sfuggire a persecuzione e massacro. Stesso vale per gli asini: a Serralunga di Crea sono destinati alle coccole, a Castelferro sono destinati al macello. Agli uni ci si affeziona, agli altri si riserva un trattamento brutale, di sfruttamento e profitto, lontano da qualsiasi forma di affetto, essendo essi parte di un sistema produttivo. Per giustificare tale comportamento, questi asini devono essere considerati indegni di un attaccamento affettivo. Il sistema fa in modo che per evitare che nasca questo attaccamento siano creati ambiti separati: asini da coccolare e asini da mangiare. E’una logica perversa e la sfida, faticosissima da vincere, è fare in modo che si rispetti ogni asino affinché non si possa più dire che c’è asino e asino.


Cordiali saluti.

Paola Re

Via Virginio Arzani n.47

15057 Tortona (AL)

Delegata del Movimento Antispecista

 



 

Lettera ad Assocarni


25 marzo 2015


Spettabile Assocarni,
ho ricevuto la mail sottostante che mi informa sulla vostra posizione riguardo il consumo di carne e l’impatto ambientale.
A prescindere dal fatto che ripudio la pratica del mangiare animali per motivi etici, credo che la vostra posizione sia grottesca e che stiate difendendo l’indifendibile: sono d’accordo con ciò che dichiara SSNV (Società Scientifica di Nutrizione Vegatariana).
Ho letto sul vostro sito alcune informazioni al limite dell'assurdo. Uno degli articoli più interessanti e quello che si occupa dei motivi etici e scientifici del non mangiare animali http://carnisostenibili.it/2015/03/11/scelte-alimentari-i-motivi-etici-non-si-discutono-quelli-scientifici-si/ L’aspetto “carni sostenibili” è particolarmente curato sul vostro sito: è interessante che Assocarni dedichi buona parte della sua energia a valutare i motivi etici, forse perché sono quelli che teme di più come fattori che possano minare il profitto dell’industria zootecnica. C’è sul sito una parte dedicata al  benessere animale, che è certamente un aspetto importante dell’etica http://carnisostenibili.it/category/benessere-animale/ Assocarni si è accorta che gran parte dei consumatori e delle consumatrici ha iniziato a fare il collegamento tra il massacro animale che la zootecnia opera e il cibo che risulta da questo massacro. 
La cura dell’ambiente http://carnisostenibili.it/category/ambiente-sostenibilita/ e la sicurezza alimentare http://carnisostenibili.it/category/sicurezza-alimentare/ sono tra le vostre priorità: volete rendere questa pratica sanguinaria più facilmente accettabile, alleviare il senso di colpa  di chi mangia un cadavere dopo averlo ucciso o essersene fatto mandante dell’uccisione.
Ciò che manca sul vostro sito è l’informazione sulla pratica della macellazione: non si vede scorrere una goccia di sangue e ciò è davvero ingannevole perché lo scorrere del sangue è una tappa obbligata della produzione della fettina che ritenete prelibata e salutare. Sarebbe utile proporre immagini di macellazione etica, sostenibile, ecologica… la macellazione che piace a voi, in modo che la clientela abbia chiara ogni tappa della produzione di carne. Qui ci sono video che mostrano l’origine di vostri prodotti http://laverabestia.org/category_home.php?cid=La%20fabbrica%20degli%20animali
Tra tutto ciò che ho letto sul vostro sito, l’articolo di Giulia Sbaffi, che fornisce buoni motivi per non essere vegetariani, è certamente un piccolo capolavoro http://carnisostenibili.it/2014/12/15/9-buoni-motivi-per-non-essere-vegetariani/   Non conosco l’autrice quindi non so quali siano le sue competenze ma consiglio a lei, come a chi pubblica, di riportare il riferimento per ogni studio che si cita, se non altro per serietà professionale. L’autrice cita “uno studio del 2011”: quale? E ancora “…alcuni ricercatori spagnoli hanno trovato segni di malnutrizione nel teschio di un bambino datato 1.5 milioni di anni fa, i quali mostrano una dieta carente di carne” : quali ricercatori? Inoltre, si parla di 1.5 milioni di anni fa! L’autrice si rende conto che qualcosa è cambiato in 1.5 milioni di anni? E ancora “…un gruppo di scienziati ha deciso di analizzare il rapporto carne/aggressività…”: quale gruppo di scienziati? Tra i buoni motivi per non essere vegetariani, l’autrice riporta “Non c’è bisogno di maltrattare animali… siamo convinti che in pochi anni vivremo in un mondo in cui bistecche, salsicce e pancetta verranno prodotte senza crudeltà sugli animali.” Allora, pure lei butta un occhio all’etica… Questa etica dà proprio filo da torcere ad Assocarni…
E’ interessante notare che sul sito di Assocarni, come su quello di Federcarni e di altri siti che traggono profitto dal massacro animale, la maggior parte degli articoli sia dedicata a smentire bufale, falsi miti, leggende metropolitane, come se il cattivone mondo veg si scagliasse contro queste associazioni vittime delle calunnie di chi sta dalla parte degli animali. E’ proprio vero ciò che diceva Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”. Siamo alla terza fase.
Contrariamente a chi (in maggioranza) grida a gran voce il suo sdegno nei confronti del vostro negare l’evidenza, io vedo il bicchiere mezzo pieno e credo che la vostra posizione sia un segnale che qualcosa stia davvero cambiando nella mente della gente. Finalmente la carne è vista per ciò che è: un insulto all’etica e un pericolo per la salute. Sono rimaste solo le associazioni di categoria e le aziende produttrici di carne a difenderla e a promuoverla ma sempre più persone hanno gli occhi aperti su questo cibo che altro non è se non il cadavere di un essere senziente.
Tempi duri per la carne… ma non solo…. Lo sono anche per il latte: basta vedere la sceneggiata  messa in piazza dalla Coldiretti in svariate piazze italiane per invogliare al consumo di latte. Anche su quello, gli occhi sono ben aperti. Stanno cambiando le abitudini alimentari, sia per un fatto di coscienza, che di salute; la ristorazione e la grande distribuzione sono pronte a rispondere alle sempre crescenti richieste di chi consuma in modo consapevole e attento.
Credo che nel lungo e travagliato cammino per l’affermazione dei diritti animali, le posizioni grottesche di Assocarni ci diano una mano.
Riprendendo le parole di Giulia Sbaffi: “…la maggior parte di noi mangiatori di carne semplicemente ama il suo sapore. Questo fa di noi delle persone insensibili e immorali? Beh, forse sì.” Si è fatta una domanda e si è data una risposta, concedendosi il beneficio del dubbio: un dubbio che io ho risolto da tempo.

Buon lavoro, ne avete bisogno.


Cordiali saluti.

Paola Re

Via Virginio Arzani n.47
15057 Tortona (AL)