RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2010/63 (SPERIMENTAZIONE ANIMALE)



Movimento Antispecista – Coordinatore associazioni firmatarie.

Lettera aperta alle istituzioni: recepimento direttiva 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici.


Ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Sen. Prof. Mario Monti
Al Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi
Ai Capigruppo della Camera e del Senato
Ai membri della XIV° Commissione Permanente “Politiche dell’Unione Europea” del Senato.

Onorevoli Presidenti,
Gentile Ministro,
Onorevoli Deputati e Senatori

L’approvazione della direttiva 2010/63 è stata contestata dal lato etico da innumerevoli professionisti (scienziati, medici, artisti, psicologi, scrittori, politici), dalla maggioranza della popolazione europea, e dalla totalità delle associazioni antivivisezioniste per la sua crudeltà e arretratezza. Nonché per l’implicito divieto per gli Stati membri di applicare <disposizioni più rigorose> (art. 2) se non già previste a livello nazionale al 9 novembre 2010, contrariamente a quanto previsto dalla direttiva precedente del 1986.
E’ inoltre stata approvata non tenendo conto del fatto che la sperimentazione animale non è affidabile per quanto riguarda l’estrapolazione all’uomo dei risultati ottenuti dagli animali, come affermano oggi anche prestigiose riviste scientifiche (v. British Medical Journal, Science, ecc..) nonché il National Research Council degli Stati Uniti d’America.
Ciò è particolarmente grave per quanto riguarda le sostanze chimiche per le quali, in base al regolamento europeo REACh, non è previsto che i test effettuati sugli animali vengano (nemmeno in parte, come per i farmaci) ripetuti sull’uomo, con grave pregiudizio anche per la salute dei cittadini, mentre la direttiva (art. 5 comma c) li ammette indistintamente.
A quanto sopra si aggiunge la possibilità per gli Stati membri, prevista dalla direttiva all’art. 13, di vietare “taluni metodi” indipendentemente dal fatto che possano essere “alternativi” o “sostitutivi” e validati a livello internazionale (UE ed OCSE) senza doverne fornire alcuna giustificazione, con altrettanto grave eventuale pregiudizio anche per la salute dei cittadini.
Le principali obiezioni sollevate contro tale atto del Parlamento europeo sono pertanto le seguenti:
- la illiceità di tale normativa rispetto ai diritti dei cittadini e degli Stati membri riconosciuti dai Trattati della UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione;
- la permanenza, ed in alcuni casi l’inasprimento, delle peggiori misure previste dalla direttiva precedente per il trattamento degli animali (ad esempio: riutilizzo degli stessi anche in esperimenti molto dolorosi, art. 16; interventi senza anestesia, art. 14 e Allegato VIII; sperimentazione su cani e gatti randagi, art. 11; isolamento prolungato, nuoto forzato, scosse elettriche, Allegato VIII; ecc..).

Le azioni immediate che i firmatari della presente lettera aperta chiedono con forza al Parlamento ed al Governo del paese sono pertanto:
1) - La richiesta alla Commissione europea di modifica della direttiva in considerazione della palese illiceità di alcuni articoli (2, 5 e 13) rispetto ai Trattati dell’Unione ed alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, articoli che limitano la libertà dei cittadini e degli Stati membri, ovvero il ricorso alla Corte di Giustizia della UE per il loro annullamento.
2) L’inclusione nella nuova legge di recepimento della direttiva delle <disposizioni più rigorose> esistenti nella legislazione nazionale prima del 9 novembre 2010, come ammesso dalla direttiva stessa all’art. 2, e non incluse negli emendamenti fino ad oggi approvati, quali quelle contenute nel decreto legislativo 116/92 (artt. 4, 8, e 18), nella legge 281/91 sul “randagismo” (art. 2 commi 3,7,8,9 e art. 5 comma 4), nonché il disposto della legge 413/93 sull’obiezione di coscienza.
Le motivazioni fondamentali di tali richieste e le disposizioni da includere nella nuova legge sono espresse in dettaglio nel documento allegato.
In attesa di un cortese riscontro, confermiamo la nostra disponibilità ad una tavola rotonda per un aperto confronto.

Cordiali saluti
1 febbraio 2012

Per le associazioni firmatarie:
Massimo Terrile
Movimento Antispecista

e-mai: ma@movimentoantispecista.org

Tel. 039.6065817

Associazioni firmatarie
A. N. T. A., ONLUS; Cristina Bruschi; vicepresidente@antaonlus.org
ANIMAL LIBERATION; Serena Sartini; animalliberation@libero.it
ASS. A-MICIRANDAGI ONLUS; Enrica Miraglia; a.micirandagi@virgilio.it
ASS. AMICI ANIMALI, ONLUS; Manuela Pallotta; presidente@amicianimali.org
ASS. AYUSYA, ONLUS; Eugenia Silvia Rebecchi; ass.ayusya@libero.it
ASS. BAFFI E CODE per AMICI; Lucia De Bari; contattibaffiecode@hotmail.com
ASS. SALVIAMO GLI ORSI DELLA LUNA; Natascia Pecorari; forbears.katamail.com
ASS. VEGETALIANA di Empoli; Rosa Bonadonna; vegetaliana@aruba.it
CRUELTY FREE; Maurizio Pianazzi; cruelty.free@libero.it
COLLETTIVO ANIMALISTA; Roberto Cavallo; collettivoanimalista@hotmail.com
FRECCIA 45; Susanna Chiesa; info@freccia45.org
GRUPPO BAIRO ONLUS; Enrica Boiocchi; bairo@bairo.info
LAC - LEGA ABOLIZIONE CACCIA; Carlo Consiglio; presidenza@abolizionecaccia.it
L.I.D.A. FIRENZE ONLUS; Serena Ruffilli/Stefania Sarsini; koalina74@gmail.com
MOVIMENTO ANTISPECISTA; Massimo Terrile; comunicazioni@antispec.org
MOVIMENTO ECOLOGICO NAZ.LE - UNA; Ebe Dalle Fabbriche; segreteria@unaecoanimali.it
NOI ANIMALI ONLUS; Tiziana Bordini; noianimali@yahoo.it
NOTIZIARIO ANIMALISTA – ANIMALITALIA; Roberto Tomasi; info@animalitalia.it
SPAZIOPERNOI; Vittorio Bergna; info@spaziopernoi.it

Lettera aperta alle Istituzioni sul recepimento della direttiva 2010/63 (protezione degli animali utilizzati negli esperimenti scientifici).
Allegato
Quanto segue costituisce parte integrante della “Lettera aperta alle Istituzioni sul recepimento della direttiva 2010/63”, allo scopo di dettagliare le motivazioni e le richieste dei firmatari.
A) Illiceità dei alcuni articoli della direttiva 2010/63.
Per quanto riguarda la illiceità di tale normativa rispetto ai diritti dei cittadini e degli Stati membri sanciti dai Trattati dell’Unione, si fa presente quanto segue:
A.1) Il divieto posto agli Stati membri della UE di poter apportare nelle legislazioni nazionali misure più rigorose a protezione degli animali (art. 2 - Misure nazionali più rigorose) dopo il 9 novembre 2010, contrariamente a quanto prevedeva la precedente direttiva 86/609 (art. 24), contrasta palesemente con :
- la definizione degli animali non umani quali <esseri senzienti> contenuta nell’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione (T.F.U.). In base a tale definizione si deve tener conto delle disposizioni e delle consuetudini degli Stati membri a tale proposito;
- il principio di proporzionalità contenuto nell’art. 5 del Trattato dell’Unione (T.U.), considerato che la norma eccedendo nel contenuto quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei Trattati (regole di concorrenza per il mercato interno). Gli animali, in conseguenza di quanto sopra, non possono infatti essere più considerati come merci o prodotti, e pertanto le norme che li riguardano esulano dalle competenze esclusive dell’ Unione.
- la libertà degli Stati membri nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico (art. 4.3 del T.F.U.), dove si afferma che la UE ha competenza <concorrente< con gli Stati membri;
- la libertà degli Stati membri di imporre divieti o restrizioni in materia di importazione, esportazione, e transito (art. 36 T.F.U.) giustificati da motivi di moralità pubblica, di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali, ecc.. , purché ciò non costituisca un mezzo di discriminazione arbitraria né una restrizione dissimulata al commercio tra gli Stati membri;
- l’assenza della clausola di salvaguardia riconosciuta agli Stati membri nell’art. 114.10 del T.F.U., in base alla quale le misure di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri imposte dalla U.E. possono essere modificate da questi ultimi adottando, per motivi di carattere non economico, misure provvisorie soggette comunque ad una procedura di controllo dell’Unione. E’ il caso ad esempio del riconoscimento di nuovi metodi alternativi nazionali o del disconoscimento anche unilaterale della validità della sperimentazione animale ai fini della salute umana;
- la lotta alle discriminazioni, basate anche sulle convinzioni personali e religiose sancite nell’art. 10 del T.F.U. In base a tali principi, vietare ai cittadini europei di esprimersi democraticamente a livello nazionale relativamente al modo di trattare gli animali in quanto “esseri senzienti” è palesemente una discriminazione nei riguardi delle persone;
- la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, art. 10, in quanto in antitesi con la libertà di pensiero, di coscienza e di religione sancita dalla “Carta”. I cittadini e gli Stati membri hanno infatti il diritto di esercitare democraticamente le libertà e le competenze loro riservate dai Trattati, dei quali la suddetta Carta è parte fondante.

Si sottolinea che la precedente direttiva lasciava ampia libertà agli Stati membri di applicare misure più rigorose (Articolo 24), ed in particolare dispone:
“La presente direttiva non limita il diritto degli Stati membri di applicare, o di adottare, misure più rigide per la protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o per il controllo e la limitazione dell'uso degli animali in esperimenti….”
A.2) Il riconoscimento del diritto per gli Stati membri di poter vietare “taluni metodi” ai sensi della legislazione nazionale (art. 13 – Scelta dei metodi), in deroga alla richiesta (nello stesso articolo) di assicurare il divieto di esperimenti per i quali la legislazione dell’Unione riconosce altri metodi o strategie di sperimentazione che non prevedano l’impiego di animali vivi, contrasta palesemente con:
- la protezione dei consumatori prevista all’art. 4 del T.F.U., in base al quale la UE ha in tale materia competenza concorrente con quella degli Stati membri. Nonché a quanto previsto agli artt. 6, 168 e 191 del T.F.U., dove si afferma che la UE ha competenza nel completare l’azione degli Stati membri nella tutela e miglioramento della salute umana, e garantirne un adeguato livello di protezione. Infatti, metodi alternativi che in base alla direttiva fossero vietati in alcuni Stati membri per motivi etici (leggi anche “religiosi”, ad esempio l’utilizzo di cellule staminali umane…), o commerciali, si potrebbero infatti rivelare più efficaci e sicuri di quelli “tradizionali”;
- il principio di proporzionalità, in quanto tale facoltà, concessa agli Stati membri in base all’art. 13, è contraria alle regole di concorrenza del mercato interno, e impedirebbe la diffusione di nuove tecnologie creando disparità e ostacoli alla diffusione di prodotti tra gli Stati membri.
A.3) L’identificazione delle finalità degli esperimenti (art. 5 - Finalità delle procedure) sancisce in pratica quali siano i tipi di esperimenti ritenuti “leciti”, e quindi, considerato il divieto di opporvisi con misure nazionali più rigorose (art. 2), di fatto irrinunciabili da parte degli Stati membri. Tale disposizione è palesemente un paradosso nell’ambito di una norma mirante alla “protezione” degli animali utilizzati nella sperimentazione. Peraltro si includono in tale articolo anche fini didattici (chiamati impropriamente “educativi”), e fini commerciali (chiamati impropriamente “scientifici” non in omaggio ai loro scopi, bensì ai mezzi ed alle tecniche utilizzati per perseguirli), quali anche quelli previsti dal regolamento REACh. L’imposizione del riconoscimento esplicito di tali fini è quindi in evidente contrasto con:
- la libertà di coscienza dei popoli europei, in quanto lede inequivocabilmente i principi espressi all’art. 10 del T.F.U. (discriminazioni) ed all’art. 10 e 21 della Carta dei diritti fondamentali (libertà di pensiero, di coscienza, di religione, e ancora di non discriminazione). Includere nell’insegnamento scolastico o universitario la didattica o la formazione con uso di animali è una violazione del principio della libertà di coscienza, con conseguente grave discriminazione per i cittadini che aborriscano tali metodi, non potendosene sottrarre.
- il rispetto delle disposizioni e delle consuetudini degli Stati membri, riconosciuto nell’art. 13 del T.F.U. in merito al benessere degli animali quali esseri senzienti.
- il rispetto della libertà degli Stati membri in tema di ricerca e sviluppo tecnologico, sanciti dall’art. 4.3 del T.F.U. E’ infatti competenza non esclusiva né concorrente della UE il legiferare in merito a tali materie.
- l’assenza della clausola di salvaguardia come sopra accennato, e per gli stessi motivi, qualora . uno Stato membro ritenga di non utilizzare la sperimentazione animale ai fini sella salute dei cittadini o della sanità pubblica, in virtù dell’ esistenza di metodi scientificamente più avanzati.

Per questi motivi si chiede al Parlamento ed al Governo di promuovere una richiesta alla Commissione europea per la modifica degli articoli 2, 5, e 13, della direttiva ai fini di salvaguardare i suddetti principi e diritti sanciti dai Trattati dell’Unione, ovvero di promuovere un ricorso alla Corte di Giustizia della UE al fine di richiedere l’annullamento di tali disposizioni.

B) Mantenimento delle misure nazionali più rigorose (previste dal Dlgs 116/92 ed altre norme nazionali).
In merito a tale argomento, la direttiva 2010/63 esclude oggi molto chiaramente le disposizioni più rigorose – rispetto al disposto della stessa - contenute prima del 9 novembre 2010 nella legislazione nazionale italiana (v. oltre, punti 1, 2, 3 e 4). Tuttavia, la direttiva stessa ammette il loro inserimento nella legge nazionale di recepimento di tale direttiva (art. 2), ove previste prima di tale data.
Gli emendamenti fino ad ora proposti alla pdl 4623 per il recepimento della direttiva 2010/63 ed approvati dalla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera il 19 gennaio 2012, non sono comprensivi di tutte le disposizioni che invece potrebbero essere incluse nella nuova norma nazionale, quali quelle presenti nel decreto legislativo n. 116 del 1992, nella legge 281/91 (legge quadro sul randagismo).
In base all’articolo 2 della direttiva, “.. gli Stati membri possono mantenere disposizioni vigenti al 9 novembre 2010, intese ad assicurare una protezione più estesa degli animali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva rispetto a quella prevista nella presente direttiva. Prima del 1° gennaio 2013, gli Stati membri informano la Commissione di tali disposizioni nazionali. La Commissione le porta all’attenzione degli altri Stati membri…”.

Pertanto, i firmatari della presente chiedono che il Governo recepisca nella nuova norma, ad integrazione e/o sostituzione degli emendamenti (v. in calce : “Emendamenti”) già approvati dalla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera (Pdl C 4623) al 19 gennaio 2012, quanto segue (v. anche le relative Note):
1) Sostituzione dell’emendamento f): “vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all'animale”,
con le seguenti:
“Tutti gli esperimenti che possano provocare dolore all’animale all’atto della loro esecuzione o successivamente devono essere effettuati sotto anestesia o analgesia, salvo se l’anestesia risulti più dolorosa o traumatica dell’esperimento. E’ vietato, salvo specifica autorizzazione ministeriale, ogni esperimento che comporta o rischia di comportare gravi lesioni o un forte dolore che potrebbe protrarsi (v. Nota 1).
2) Inserimento delle disposizioni del Dlgs 116/92 ex articoli 4, 8 e 18, ed in particolare:
- Art. 4.4). Un animale non può essere utilizzato più di una volta in esperimenti che comportano forti dolori, angoscia o sofferenze equivalenti (v. Nota 2).
- Art. 8 b). Il Ministro della Sanità, su domanda, può autorizzare:
- esperimenti su primati non umani, cani e gatti soltanto quando obiettivo siano verifiche medico-biologiche essenziali e gli esperimenti su altri animali non corrispondano agli scopi dell’esperimento (v. Nota 3);
- esperimenti a semplice scopo didattico soltanto in caso di inderogabile necessità e non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi (v. Nota 4).
- Art. 18.1). Il Ministro della Sanità, con proprio decreto, sentito l’Istituto Superiore di Sanità, può limitare il numero delle specie di cui all’Allegato I (elenco delle specie obbligatoriamente da allevamento per la sperimentazione) o il numero delle razze o categorie all’interno di ciascuna specie (v. Nota 5).
- Art. 18.2).… (c. sopra) … può modificare le linee di indirizzo di cui all’Allegato II (riguardante le misure per la detenzione degli animali negli stabulari) per tener conto dei progressi tecnologici (v. Nota 6).
- Art. 18.3). …. (c. sopra) … adotta con proprio decreto misure più rigorose nell’utilizzazione degli animali negli esperimenti (v. Nota 7).
3) Inserimento del disposto della Legge 281 del 1991, art. 2 commi 3,7,8,9 e art. 5 comma 4, riguardante il divieto di utilizzare cani e gatti randagi per la sperimentazione, e relative sanzioni. La direttiva permette all’ art. 11 anche l’utilizzo di cani e gatti randagi o inselvatichiti per la sperimentazione, contrariamente a quanto previsto dalla direttiva precedente. Peraltro, un divieto in tal senso non è chiaramente espresso negli emendamenti approvati. Infatti, al punto b) degli stessi, il divieto di utilizzare cani, gatti e scimmie antropomorfe esclude i test c.d. “obbligatori” ed altri finalizzati alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte, ma l’emendamento c) vieta di allevarli a tale scopo (con la sola esclusione di primati non appartenenti alle scimmie antropomorfe).

Resterebbe pertanto per i test “regolatori” di cui sopra la sola possibilità di utilizzo di animali randagi o inselvatichiti o di scimmie non antropomorfe.
Giusta l’interpretazione degli emendamenti b) e c), il divieto di utilizzo dei randagi sarebbe quindi solo affidato alla legge 281/91. Benché, per i gatti, non esplicitamente. Si veda a tale proposito l’art. 2 comma 3 (divieto di sperimentazione) per quanto riguarda i cani catturati e tenuti nei canili comunali, e l’art. 2 comma 7 (divieto di maltrattamenti) per i gatti che vivono in libertà, nonché l’art. 5.4 (sanzioni per il “commercio” a fini di sperimentazione per cani e gatti, ma non di “sperimentazione” in assoluto).
Peraltro, per quanto riguarda i “maltrattamenti”, la legge 189/04 (che inserisce nel codice penale il Titolo IX bis “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”), non si applica alle leggi speciali, per cui per quanto riguarda la sperimentazione (legge speciale) occorre sia meglio esplicitato il divieto di utilizzo dei cani randagi e gatti che vivono in libertà (es. cani di quartiere, colonie feline, animali inselvatichiti), come previsto dallo spirito delle nostre norme, anche per chiarire e semplificare tali disposizioni.
4) Inserimento del disposto dalla legge 413 del 1993 sull’Obiezione di coscienza.
Si richiede inoltre che il testo integrale ditale legge sia incluso quale primo articolo della nuova legge sulla sperimentazione, al fine di evitare, come oggi spesso avviene, che studenti ed operatori del settore siano ignari dell’esistenza di tale norma.
(Per le suindicate “Note” vedere alla pagina seguente).

Note.
(1) L’emendamento f) prevede l’anestesia o l’analgesia solo “qualora” l’esperimento provochi dolore all’animale. Tale formulazione sembra riferirsi più alle conseguenze ex-post dell’esperimento anziché alla loro previsione. L’art. 4.3 del dlgs 116/92 prevede l’anestesia o l’analgesia per tutti gli esperimenti, salvo all’art. 9 ammettere la deroga all’anestesia ove più traumatica dell’esperimento, ed al comma 3 richiedere una autorizzazione specifica per esperimenti che provochino gravi lesioni o forti dolori, che andrebbero peraltro vietati. Essendo stato già approvato l’emendamento f) a modifica del disposto del dlgs 116/92, art. 9, è pertanto plausibile richiedere un ulteriore emendamento al testo.
(2) Tale disposizione è assente nella direttiva (che anzi prevede il riutilizzo degli animali all’art. 16 anche se sono stati utilizzati una prima volta con tali modalità) e negli emendamenti approvati, per cui si potrebbero utilizzare due volte gli stessi animali anche in esperimenti di tale tipo.
(3) L’attuale dlgs 116/92, all’art. 8.1 permette al Ministro della Salute di autorizzare esperimenti sugli animali citati solo in caso di verifiche medico-biologiche essenziali, o di insostituibilità della specie, esperimenti diversamente oggi tutti vietati (art. 3.2). La direttiva e l’emendamento b) proposto escludono invece da tale divieto i test “regolatori” (previsti dalla UE e dall’OCSE, per i prodotti farmaceutici, le sostanze chimiche, ecc..), e quelli finalizzati alla salute dell’uomo e delle specie coinvolte (in pratica quasi tutti). Mantenendo l’attuale norma l’Italia potrebbe vietare anche i test suddetti ove non si riconosca ad essi la finalità prevista per l’autorizzazione “in deroga”.
(4) L’attuale dlgs 116/92 all’art. 8.3 permette al Ministro della Sanità di autorizzare gli esperimenti a semplice scopo didattico, oggi vietati in quanto non inclusi nell’art. 3.1 della stessa norma. Senza distinguere tra didattica (intesa come insegnamento nelle scuole superiori o università), o formazione di operatori del settore. L’emendamento e) alla direttiva (la quale permette la didattica quale fine “educativo” (!), artt. 1 e 5) vieta invece solo l’utilizzo di animali “nell’ambito sperimentale di esercitazioni didattiche” (quindi escluso l’ambito “non sperimentale”, ossia di “routine” o “formazione”), ammettendolo quindi per sempre ai fini della formazione di medici e veterinari (ma verranno poi prevedibilmente inclusi anche gli operatori del settore).
(5) Tale disposizione è assente nella direttiva (che contempla anch’essa l’Allegato I) e negli emendamenti proposti. Salvo quanto previsto negli stessi emendamenti al punto c), ossia il divieto generico di allevare cani, gatti e primati non umani (con riferimento però alle sole scimmie antropomorfe ossia in pratica Gibboni, Orangutan, Gorilla, Bonobo e Scimpanzé, in quanto rimanda al punto b precedente), ad esclusione (e senza più specifica autorizzazione) dei test “regolatori”, o ricerche finalizzate alla salute dell’uomo o delle specie coinvolte. L’emendamento c), pertanto, limita la libertà che ha oggi il Ministro di vietare l’allevamento delle altre specie previste nell’Allegato I, discriminandole, e vieta ben poco (e troppo tardi..).
(6) Tale disposizione è assente nella direttiva e negli emendamenti proposti, per cui l’Italia non potrebbe più modificare autonomamente le disposizioni (obbligatorie, con la nuova direttiva) dell’Allegato II, neppure per eventuali aggiornamenti derivanti dai progressi tecnologici.
(7) Tale disposizione è assente nella direttiva e negli emendamenti, contrariamente a quanto stabilito dalla direttiva precedente del 1986 che lasciava liberi gli Stati membri di apportare qualsiasi modifica migliorativa. Sembrerebbe peraltro vietata in base all’art. 2 della direttiva stessa. Tuttavia, in considerazione della libertà per gli Stati membri sancita dai Trattati (vedere sopra) nei settori della ricerca scientifica e tecnologica e per la protezione della salute dei consumatori, nonché degli animali, tale disposizione potrebbe essere inserita in virtù proprio della sua pre-esistenza nel dlgs 116/92. Senza introdurre tale disposizione nella nuova legge non sarebbe permesso apportare qualsiasi modifica più restrittiva alla nuova norma nazionale. Come ad esempio il divieto della sperimentazione per i cosmetici, per i prodotti per la casa, per i farmaci non necessari (quelli in sostituzione dei c.d. “generici”), per la formazione superiore, le verifiche medico-legali, ecc..

Emendamenti
Estratto dal sito della Camera in data 23 gennaio 2012. Le disposizioni si riferiscono agli emendamenti proposti alla pdl 4623 (c.d. “legge comunitaria 2011) riferiti al recepimento della direttiva 2010/63, ed approvati dalla Commissione Politiche dell’Unione europea il 19 gennaio 2012.
Dopo l'articolo 5, inserire il seguente:
Art. 5-bis. (Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici).
1. Ai fini dell'attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, il Governo è tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 2, in quanto compatibili, anche i seguenti principi e criteri direttivi: a) garantire l'implementazione di metodi alternativi all'uso di animali a fini scientifici, destinando all'uopo congrui finanziamenti; formare personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro, nel miglioramento delle condizioni sperimentali (principio delle 3R), anche tramite corsi di approfondimento all'interno di centri di ricerca e università integrandone il piano di studi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Inoltre, assicurare l'osservazione e applicazione del principio delle 3R grazie alla presenza di un esperto in metodi alternativi e di un biostatistico all'interno di ogni organismo preposto al benessere degli animali e nel Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici; b) vietare l'utilizzo di scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via d'estinzione a meno che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali o internazionali o non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell'uomo o delle specie coinvolte, condotte in conformità ai principi della direttiva 2010/63/UE, previa autorizzazione del Ministero della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità; c) vietare l'allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale; d) assicurare una misura normativa sufficientemente cautelare nei confronti degli animali geneticamente modificati, tenendo conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell'effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali e valutando i potenziali rischi per la salute umana e animale e per l'ambiente; e) vietare l'utilizzo di animali negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche, ad eccezione dell'alta formazione dei medici e dei veterinari, e di esperimenti bellici; f) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all'animale; g) assicurare un sistema ispettivo che garantisca il benessere degli animali da laboratorio, adeguatamente documentato e verificabile, al fine di promuovere la trasparenza, con un numero minimo di due ispezioni all'anno di cui una effettuata senza preavviso; h) predisporre una banca dati telematica per la raccolta di tutti i dati relativi all'utilizzo degli animali in progetti per fini scientifici o tecnologici e dei metodi alternativi; i) definire un quadro sanzionatorio appropriato in modo da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo. 5. 012. La XII Commissione. Approvato Fine del documento




COSMETICI - LUCI ED OMBRE



COSMETICI: LUCI ED OMBRE (sintesi)

(Il documento integrale può essere richiesto alla sede del M.A., e-mail: ma@movimentoantispecista.org).

APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 2003/15 E RELATIVE NORMATIVE.

Premessa.
Affinché siano evitati malintesi e smentite notizie che potrebbero trarre in inganno, facendo credere che i test con animali (vivi o morti) siano cessati definitivamente per i prodotti cosmetici, è stata effettuata dal Movimento Antispecista una ulteriore analisi (1) delle relative normative per capirne le effettive conseguenze in merito sia all’immissione in commercio di tali prodotti, sia alla realizzazione di sperimentazioni su animali non umani e umani (anche al di
fuori della UE). Ne presentiamo in queste pagine i risultati, purtroppo decisamente lontani da quanto i cittadini europei si aspetterebbero sulla base delle notizie diffuse dai media immediatamente dopo la data dell’11 marzo 2013.

Normative UE richiamate (2):
- Direttiva 2003/15 sui prodotti cosmetici del Parlamento europeo e del Consiglio, emessa il 27 febbraio 2003 e pubblicata nella G.U. della UE l’11 marzo 2003, relativa alla variazione M37 della direttiva originaria 1976/768 che ha avuto ben 39 modifiche.
(Le ultime due riguardano solo allegati tecnici non rilevanti ai nostri fini). La parte più importante di tale direttiva per i test su animali è contenuta negli artt. 4bis e ter (Allegato 1).
- Regolamento 1223/2009 del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici. Si applica a decorrere dall’11 luglio 2013. Ingloba la direttiva 2003/15 (Allegato 2) anche per quanto riguarda la sperimentazione sugli animali (art. 18, paragrafo 2).
- Regolamento 1907/2006 sulla registrazione, autorizzazione e classificazione delle sostanze chimiche (REACH).
- Regolamento 1272/2008 relativo alla classificazione, etichettatura e imballaggio di sostanze e miscele che modifica e abroga le direttive 67/548 e 1999/45 e reca modifiche al regolamento 1907/2006 (REACH).
- Regolamento 440/2008 relativo ai metodi di prova per l’attuazione del regolamento 1907/2006 (REACH). Impone i test su animali per tutte le sostanze chimiche. In tale regolamento sono chiaramente indicati i test da eseguire.


Per una più rapida comprensione del contenuto del presente documento si è preferito iniziare dalla
SINTESI con le relative CONCLUSIONI, rimandando i dettagli all’ANALISI DELLE NORMATIVE
ed ai relativi ALLEGATI (qui omessi).

(1) Cfr. Lettera aperta alle Istituzioni – Cosmetici (Notiziario del Movimento Antispecista n. 2/2012 e seguenti).
(2) Le norme UE si applicano dalla data della loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale UE, salvo ove in esse disposto
diversamente. Da ciò nascono ad esempio le ‘scadenze’ dell’11 marzo 2009 e 2013 relative alla direttiva 2003/15.


SINTESI
I test che possono essere effettuati su animali non umani ai fini della ‘sicurezza’ dei prodotti chimici (e a fini cosmetici) comprendono generalmente : Tossicità acuta, Irritazione della pelle, Irritazione oculare, Sensibilizzazione cutanea, Tossicità a dosi ripetute (28 giorni), Tossicità subcronica (90 giorni), Tossicità cronica (12 mesi), Mutagenicità, Tossicità nello sviluppo, Tossicità nella riproduzione su 2 generazioni, Cancerogenicità, Tossicocinetica, Ecotossicità.

Per quanto riguarda i cosmetici, la direttiva 2003/15 CE ed il regolamento 1223/2009 CE (che la sostituirà a partire dall’11 luglio 2013!) dispongono quanto segue:
1. Dall’11 marzo 2003 (anno di emissione della direttiva 2003/15 sui cosmetici) è bandita la realizzazione di ‘sperimentazione su animali’ di prodotti cosmetici finiti (ossia l’insieme degli ingredienti pronti per la vendita), ma non la loro commercializzazione.
2. Dall’11 marzo 2009 è inoltre bandita l’immissione sul mercato di prodotti cosmetici la cui formulazione finale o i cui singoli ingredienti siano stati ‘sperimentati su animali’, nonché la realizzazione di ‘sperimentazione su animali’ senza utilizzare un metodo alternativo validato, ad esclusione dei test relativi alla cancerogenicità, tossicità a dosi ripetute, riproduttiva, genetica, e tossicocinetica (d’ora in poi qui detti i ‘5 test più seri’).
3. Dall’11 marzo 2013 è infine bandita l’immissione sul mercato UE di prodotti cosmetici la cui formulazione finale o i cui ingredienti siano stati sperimentati su animali in relazione ai ‘ 5 test più seri’ sopra elencati (per i quali non esistono metodi alternativi validati e non ne esisteranno per i prossimi 15-20 anni, come ha affermato la Commissione UE nel 2011), salvo deroghe concesse agli Stati membri. Ma non è vietata la realizzazione di tali test (v. art. 4 bis comma 2.1 della direttiva e art. 18 comma 1 punto d) e comma 2 del regolamento), salvo loro sostituzione con futuri metodi alternativi., né la commercializzazione (e quindi i
test sugli umani) di tali prodotti al di fuori della UE.
4. Il regolamento 1223/2009 sui cosmetici (che sostituirà la direttiva 2013/15 dall’11 luglio 2013) prevede inoltre che possano utilizzarsi nei prodotti cosmetici ingredienti che siano stati definiti di ‘lieve pericolosità’ in base ai regolamenti 1272/2008 e 440/2008 (aggiornamenti del REACH) i quali prevedono test su animali anche vivi (in apparente contraddizione con i suddetti principi, ma solo ove si prenda in considerazione unicamente la commercializzazione nella UE!).

In estrema sintesi, dall’11 marzo 2013 non potranno essere immessi sul mercato UE (ma potranno essere esportati!) prodotti cosmetici finiti o i cui ingredienti (dichiarati ad uso cosmetico!) siano stati sperimentati su animali senza usare metodi ‘alternativi’ validati, né (già dal 2009) essere effettuati su animali vivi alcuni tipi di test (i più ‘superficiali’). Ma i ‘5 test più seri’ potranno invece ancora essere effettuati salvo la loro graduale sostituzione (pena il divieto di commercializzazione nella UE) con (per ora) imprevedibili metodi ‘alternativi’. Il che non garantisce affatto (anzi ) che non vengano utilizzati o uccisi esseri non umani (e umani) a tale proposito.
Inoltre, numerose normative (v. quelle relative al regolamento REACH e sua applicazione, o quelle per gli alimenti) impongono, per le sostanze chimiche vecchie e nuove, test di tossicità su animali anche vivi, a prescindere dalla destinazione passata o futura della sostanza in esame. Per cui se una sostanza fosse definita ‘non ad uso cosmetico’ i test sarebbero obbligatori, salvo poi poter utilizzare la stessa sostanza anche nei prodotti cosmetici ove fosse ‘di lieve pericolosità’.

In particolare:
a) Test su animali per sostanze chimiche vecchie e nuove.

Sostanze vecchie.

Il regolamento REACH del 2006 e le sue successive modifiche (es. 1272/2008) obbligano ad effettuare test su animali anche per tutte le sostanze chimiche prodotte prima del 1981 (ossia delle prime normative UE riguardanti le sostanze pericolose, peraltro recepite nel nostro Paese a partire dal 1985), ma non necessariamente tramite metodi alternativi e tanto meno sostitutivi. Per tutti i prodotti cosmetici oggi sul mercato, prima o poi, molti dei loro ingredienti saranno quindi testati su animali anche vivi, specie per i ‘ 5 test più seri’ per i quali non esistono a detta della Commissione UE (Allegato 3) metodi alternativi validati. Non è peraltro previsto dalla direttiva 2003/15, o dal regolamento 1223/2009 che la sostituirà nel luglio 2013, che dopo tali test i prodotti finiti che contengono tali sostanze vengano ritirati dal mercato, se non estremamente pericolosi, deroghe a parte. Sarà quindi ovviamente possibile che molti prodotti cosmetici oggi in
commercio continuino ad essere commercializzati anche in futuro benché possano contenere ingredienti testati su animali anche dopo l’11 marzo 2013.

Sostanze nuove.

Tutte le sostanze chimiche nuove (dalla data delle relative normative, prima tra tutte la 67/548, ora sostituita da REACH, recepite peraltro in Italia a partire dal 1985) devono essere testate anche su animali vivi, al di là del loro presunto campo di utilizzo, salvo poche esclusioni. Per i prodotti definiti come ‘cosmetici’, il regolamento 1223/2009 (che dall’11 luglio 2013 sostituirà anche la direttiva 2003/15) se obbliga (pena la non commerciabilità) all’utilizzo di metodi alternativi, non obbliga peraltro all’utilizzo di metodi ‘sostitutivi’, sempre esclusi i ‘ 5 test più seri’, e contempla peraltro la possibilità che sostanze definite di ‘lieve pericolosità’ dal punto di vista della cancerogenicità, tossicità riproduttive e genetica, e della tossicocinetica possano essere utilizzate nei prodotti cosmetici (v. art. 18 comma 2). Il test di tali sostanze dovrebbe quindi essere fatto all’atto della loro registrazione, valutazione e classificazione (v. regolamento REACH) precedentemente al loro eventuale futuro utilizzo in prodotti cosmetici. Potrebbero quindi in futuro esistere in commercio prodotti cosmetici i cui ingredienti, nati come sostanze chimiche generiche, siano stati testati su animali con o senza metodi alternativi, come nel caso delle nano particelle3.
3 Esistono ad esempio alcune sostanze di relativamente recente produzione ed utilizzo (si parla comunque di anni) quali le nano particelle, da tempo diffusamente utilizzate anche nei prodotti cosmetici, la cui definizione è ancora oggetto di discussione in particolare nella UE. La loro classificazione ai fini dei relativi test di sicurezza è temporaneamente quella di sostanze chimiche potenzialmente pericolose, pertanto soggette ai test previsti dal regolamento REACH. Per tali sostanze sono in effetti stati effettuati test su animali vivi (topi e ratti) per accertarne la pericolosità, e continueranno ad essere fatti anche in base alla loro classificazione definitiva. Non è pertanto pensabile che esse vengano escluse dall’utilizzo nei prodotti cosmetici, né i prodotti che le contengono vengano ritirati dal mercato, a causa della loro diffusione e difficoltà di sostituzione, come stabilisce in merito la direttiva 2003/15 ed il regolamento 1223/2009 che la sostituirà l’11 luglio 2013.

CONCLUSIONI
Per tali motiviriteniamo ingiustificato l’affermare che dall’11 marzo 2013 non potranno esistere sul mercato comunitario prodotti cosmetici vecchi o nuovi i cui ingredienti siano stati ‘sperimentati su animali’, né che tali test siano vietati in assoluto (vedi i ‘5 test più seri’), anzi. Metodo ‘alternativo’ peraltro non significa ‘sostitutivo’, ed anche i test ‘in vitro’ (considerati metodi ‘alternativi’) necessitano di materiale organico (organi, tessuti, cellule, ecc..) prelevato da esseri senzienti per essere effettuati, per cui gli animali non umani continueranno ad essere uccisi per tali scopi. Paradossalmente, poi, non essendo previsto effettuare test sugli umani (nella UE) per le sostanze chimiche, contrariamente a quanto avviene in una certa misura per i farmaci, continueranno ad essere immessi sul mercato comunitario (ed anche al di fuori di esso) ingredienti cosmetici (e non) testati unicamente su esseri senzienti non umani, con le relative conseguenze. Peraltro, in relazione ai ‘5 test più seri’, dei quali non è vietata l’effettuazione, ma è vietata solo la commercializzazione nella UE dei prodotti i cui ingredienti siano stati sottoposti a tali test, la prova sugli umani verrà quindi fatta …. fuori dalla UE, su ignari consumatori, saltando magari i test sui non umani, del resto del tutto inutili! Non meraviglierebbe pertanto una norma extra comunitaria a protezione di tali abusi.

Quindi, la vera novità a partire dall’11 marzo 2013, è solo rappresentata dall’obbligatorietà dell’utilizzo di metodi alternativi validati (se esistenti, e comunque non necessariamente ‘sostitutivi’) sancita dalle suddette normative sui cosmetici e dal divieto di commercializzazione nella (sola) UE di prodotti cosmetici testati su animali vivi non umani.Anche il regolamento REACH del 2006 (artt. 13 e 25) ed il suo aggiornamento con il regolamento 1272/2008 (art. 7), così come la direttiva 2010/63 relativa alla protezione degli animali utilizzati per la sperimentazione, benché auspichino fortemente l’utilizzo di metodi ‘alternativi’, non lo impongono. Mentre si è ancora lontani dal poter dire che per i cosmetici sia obbligatorio utilizzare solo metodi ‘alternativi’, occorre peraltro constatare come ogni altra normativa europea non abbia vergognosamente ancora reso obbligatori nemmeno quelli convalidati da UE e OCSE.


Si rivolge pertanto un pressanter invito alle Istituzioni affinchè sia vietato su tutto il territorio nazionale sperimentare qualsiasi sostanza o prodotto a fini cosmetici su animali non umani, particolarmente per i test relativi a cancerogenicità, tossicità genetice e riproduttiva, e tossicocinetica, in quanto tale campo applicativo è escluso dalla direttiva 2010/63 e del relativo decreto legislativo n. 26 del 2014 di recepimento. 


Movimento Antispecista
Massimo Terrile
7 maggio 2013


BOZZA DI DECRETO SULLA DEPENALIZZAZIONE DI ALCUNI REATI



 Ai Capigruppo parlamentari di Camera e Senato

 18 novembre 2014

 

 Oggetto:  Schema di Decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell’art. 1, comma 1, lett. m, della legge 28 aprile 2014, n. 67”.

 

 Gentili Onorevoli,

 

 come è noto, con la locuzione ‘decreto legislativo’ (abbreviato in DLgs), o decreto delegato, si intende, in particolare nel diritto costituzionale, un atto normativo avente forza di legge adottato dal potere esecutivo (Governo) per delega espressa e formale del potere legislativo (Parlamento). In particolare, la suddetta legge 28 aprile 2014 prevede:


Art.1
1.  Il  Governo  e'  delegato  ad  adottare  uno  o  più   decreti legislativi per la riforma del sistema delle pene, con le modalità' e nei termini previsti dai commi 2 e 3  e  nel  rispetto  dei  seguenti
principi e criteri direttivi: 
….  (omissis) …… 

m) escludere la punibilità di condotte sanzionate  con  la  sola pena pecuniaria o con pene detentive  non  superiori  nel  massimo  a cinque anni, quando risulti la particolare tenuità dell'offesa e  la non abitualità del comportamento, senza pregiudizio per  l'esercizio dell'azione civile per il  risarcimento  del  danno  e  adeguando  la relativa normativa processuale penale.

 

In osservanza di tale delega, il suddetto schema di decreto legislativo propone, in sostanza (omettendo gli articoli di coordinamento e quelli relativi alle disposizioni finanziarie) quanto segue:

Art.1 (Modifiche al codice penale)

  1. Dopo l’articolo 131, le parole «Titolo V Della modificazione, applicazione ed esecuzione della pena. Capo I della modificazione e applicazione della pena» sono sostituite dalle seguenti: «Titolo V Della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Della modificazione, applicazione ed esecuzione della pena Capo I Della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Della modificazione e applicazione della pena».
    1. Dopo l'articolo 131 è inserito il seguente:

«131 bis.- Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. – Nei reati per i quali è prevista la pena della reclusione ovvero della reclusione o dell’arresto domiciliare non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alle predette pene, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.

La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante.»

 

Art. 2 (Modifiche al codice di procedura penale)

 

1. All’articolo 411 sono apportate le seguenti modifiche:

a)   al comma 1, dopo le parole: «condizione di procedibilità» sono inserire le seguenti:

«, che la persona sottoposta alle indagini non è punibile ai sensi dell’articolo 131   bis

del codice penale per particolare tenuità del fatto»;

b)   dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «1 bis. Se l’archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, che abbia dichiarato di volere essere informata ai sensi dell’articolo 408, comma 2, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Il giudice, se l’opposizione non è inammissibile, procede ai sensi dell’articolo 409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti, se accoglie la richiesta, provvede con ordinanza. In mancanza di opposizione, o quando questa è inammissibile, il giudice procede senza formalità e, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato. Quando non accoglie la richiesta il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero, eventualmente provvedendo ai sensi dell’art. 409, commi 4 e 5.».

 

Risulta pertanto, dall’esame di tale schema:

 

  1. Che la norma proposta non travalica i principi ed i criteri direttivi della delega sopra richiamata, per cui la responsabilità della sua formulazione è da attribuirsi ai parlamentari che hanno votato tale legge delega.

 

  1. Che la norma si riferisce a tutti i reati per i quali è prevista la pena della reclusione, ovvero della reclusione o dell’arresto domiciliari non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alle predette pene….

 

  1. Che si applica solo quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

 

  1. Che sono inclusi in tale norma sia i delitti contro la persona, sia i delitti contro ‘il sentimento per gli animali’ (v. Titolo IX bis del codice penale istituito con la L. 189/2004).

 

 

Premesso che parlare di particolare ‘tenuità’ dell’offesa, per reati superiori a due anni di carcere, e fino a cinque, appare chiaramente inverosimile, una simile proposta, volta a sfoltire le aule dei tribunali e le carceri, può essere considerata negativamente in base a tre considerazioni:

 

a)      L’ammissione, da parte dello Stato, della volontà di non perseguire reati che non possono non essere considerati, nel comune buon senso, di notevole gravità.

 

b)      La mancanza di paramentri oggettivi, non ritendo tali la modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo, e la particolare tenuità del fatto, su cui basare l’applicabilità certa della norma.

 

c)      L’ipotesi che possano sussistere le suddette attenuanti qualora l’offesa sia stata compiuta nei confronti di animali ‘per crudeltà o senza necessità’ e/o a integrazione di altri reati previsti dal Titolo IX bis del c.p.

 

Anziché una riforma della giustizia che permetta di snellire l’iter procedurale dei processi, il Parlamento italiano, tramite delega al Governo, alza bandiera bianca, rendendo l’Italia una nazione dove l’incertezza del diritto mina alla base il fondamento della democrazia, permettendo una discrezionalità sempre maggiore della magistratura sia nella fase  istruttoria, sia in quella giudiziale. Ciò non potrà che aumentare la criminalità così come il numero di reati impuniti, già di per se a livelli preoccupanti. Ogni magistrato, inquirente o giudicante, potrà in tal modo archiviare d’ufficio  reati contro la persona o le cose (inclusi gli animali non umani, che per la legge attuale ancora sono considerati tali, tanto che la L. 189/2004 fa riferimento ai reati contro il ‘sentimento per gli animali’, e non agli animali stessi), in base alla propria etica, facendosi interprete di sentimenti che non è detto siano la ‘morale corrente’.      

Ciò mette a rischio in particolare i diritti dei non umani. Quei pochi almeno, tra tali diritti, ammessi e indirettamente ed ipocritamente tutelati (con l’esclusione di quanto previsto dalle leggi speciali sulla macellazione, caccia pesca, sperimentazione, allevamenti intensivi, manifestazioni ‘culturali’, ecc.’) dalla legge 189/2004. Legge inizialmente approvata all’unanimità dalla Camera col titolo ‘Dei delitti contro gli animali’ e stravolta in Senato da un’opposizione feroce.

Pur nella consapevolezza dell’incongruità di attribuire ai non umani lo stato di persona e quindi equipararli agli umani, a livello normativo, i  loro diritti ‘naturali’ alla vita, al benessere, e alla non discriminazione non possono oggi essere affidati esclusivamente ai sentimenti di qualche cittadino, seppur magistrato. Questo per alta che sia la fiducia della popolazione verso tale istituzione.

Trattandosi non di cose, ma di esser senzienti, più del ‘danno’ morale all’umano cui si riferisce la L. 189/2004 va infatti valutata la sofferenza fisica e psichica del ‘non umano’, oggi assai scarsamente tutelata dalla legge. L’art. 727 del codice penale del 1992, spogliato del suo originario contenuto e lasciato tra le ‘contravvenzioni’ (quindi estinguibile con un’ammenda, e prescrivibile in 3 anni),  rimane a testimoniare l’indifferenza ‘vergognosa’ del legislatore verso il delitto più abietto: l’abbandono. Con tali premesse, affidare ad un cittadino, seppur in veste di magistrato,  il giudizio sulla ‘tenuità o meno del fatto’ riguardante uccisioni o sevizie ad esseri senzienti tutt’ora  classificati come ‘cose’ di proprietà, senza domandarsi se per caso tale persona sia dalla parte della vittima o del carnefice, ossia sia magari un cacciatore, un pescatore, uno zoofobo a torto o a ragione, ecc. è un atto di  grave mancanza di responsabilità, o peggio, di voluta indifferenza.

            Ciò non toglie che la norma sia valida per umani e non umani. Ma anche se non si volesse  applicare ad essa il ‘velo di Rawls’, principio di giustizia in base al quale il legislatore, al fine di varare norme eque, non dovrebbe sapere se si troverà dalla parte del cacciatore o della preda,  della vittima o del carnefice, del servo o del padrone, certamente una norma come quella proposta sarebbe ben lontana non solo dall’equità, bensì anche dal buon senso.

Applicata indifferentemente ad umani e non umani, nel quadro di una normativa generale nazionale che assegna ancora a questi ultimi lo status giuridico di ‘cose’ (seppur senzienti, secondo l’art. 13 del T.F.U. della UE), la norma proposta affida la giustizia nelle mani dell’empatia, che come è noto è una percezione del ‘non-self’ (ossia dell’Altro) esclusivamente soggettiva. Nella fattispecie, i delitti contro la persona e quelli contro i ‘sentimenti’ delle persone per gli animali, ai fini della valutazione della tenuità del fatto o dell’esiguità del danno, soffrirebbero inevitabilmente di un ben diverso metro di giudizio (tenendo altresì conto che la pena massima prevista per questi ultimi delitti non arriva, anche con le aggravanti, a superare i 4,5 anni). Metro purtroppo  ancora fortemente influenzato da credenze e tradizioni che lo tengono ben lontano dal principio di giustizia ideale sopra richiamato. Occorre quindi una revisione della legge delega, e di tale proposta, al di là degli aspetti generali, per evitare che la valutazione delle circostanze dipenda da inclinazioni personali a seconda si tratti di umani o di non umani,  questi ultimi purtroppo senza personalità giuridica. Rivolgiamo pertanto un caloroso appello a tutti i parlamentari, di qualsiasi schieramento politico, affinché le normative suddette vengano modificate in tal senso.  

 

Cordiali saluti

 

Massimo Terrile

Movimento Antispecista

(www.movimentoantispecista.org)

18 dicembre 2014