Articolo mai pubblicato da 'Il Foglio':



Gentile redazione de Il Foglio,

in merito all’articolo apparso sul Vostro giornale sabato 12 e domenica 13 marzo 2016 a firma di Camillo Langone, allego una breve risposta che mi auguro vorrete pubblicare, almeno per diritto di replica, al di là della lunghezza che so non rispettare i canoni legali. Ma ho fiducia nella Vostra trasparenza.  

 

Cordiali saluti.

Massimo Terrile

Movimento Antispecista

www.movimentoantispecista.org

 

 

Chi ha paura del vegetarismo?

 

            La diffusione del vegetarismo (1) sta seriamente preoccupando alcuni settori industriali e/o agenti del potere mediatico, i quali tramite la radio, la televisione e i quotidiani si fanno da tempo paladini ora del libero arbitrio, ora del piacere del palato, ora della difesa di questo o quel cittadino accusato da estremisti vegani di crimini verso gli animali (non umani) non contemplati dal nostro ordinamento giuridico. Eccessi a parte sempre condannabili, di cui certo alcuni approfittano, tenuto conto che tale dieta oggi non è sempre e ovunque applicabile, resta il fatto che le non sottili ironie sulla zoofilia, le assurde diatribe con occasionali quanto improbabili portavoce del movimento ‘veg’, e le pesanti parodie volte a ridicolizzarla non nascono infatti solo, come è evidente, dal puro desiderio di castigarne gli eccessi. Se così fosse si discuterebbe prima il principio per condannarne poi eventualmente la cattiva applicazione. Tutt’altro. Il principio etico e la sua validità scientifica ed economica sono temi accuratamente ignorati  o al massimo appena accennati, magari anche con fastidio, soffermandosi invece sugli aspetti che li possono screditare o ridicolizzare.

            Non occorre qui illustrare la condivisione del vegetarismo da parte della filosofia, della scienza, e dell’economia, essendo sufficiente ricordare il filo che unisce i pensatori antichi ai moderni (da Pitagora a Tom Regan), fino a includere scienziati quali Umberto Veronesi, o economisti come Jeremy Rifkin, senza con ciò voler far torto a tutti gli altri (2). Le torture inflitte agli animali negli allevamenti e nei mattatoi sono note ormai ad ampi strati della popolazione, e occorre non voler sentire né vedere per non esserne coscienti, né è possibile ritornare ai  tempi di una volta, seppur fossero stati migliori. Premesso che oggi lo spartiacque per l’umanità tra l’era della predazione e quella del vegetarismo è rappresentato dalla relativamente recente (anni ’50 del secolo scorso) scoperta della vitamina B12, e della sua produzione quale integratore su scala industriale, rendendola accessibile a chiunque, la domanda che ci si può quindi porre è di natura essenzialmente umanistica. Ossia se il perseguimento del bene, ove questo riguardi anche la sfera non esclusivamente umana, debba o meno far parte della nostra sfera morale, e come tale essere sostenuto,  o se debba invece essere lasciato alla scelta individuale e quindi ignorato, in assenza di norme che ancora non si sono adattate al cambiamento in atto. Un’informazione corretta dovrebbe essere comunque rispettosa dei valori morali che mirano a ridurre la sofferenza di tantissimi esseri senzienti, al di là di quanto tali valori siano già condivisi dalla maggioranza dell’opinione pubblica. Anche considerando che la morale cambia in relazione ai tempi ed alle conoscenze scientifiche, quindi alla concezione che le persone hanno di cosa possa essere una ‘buona vita’(3). La risposta pare scontata.

            Resta quindi da capire per quale altro motivo, alcuni giornalisti e persino un noto comico abbiano recentemente deciso di fare una ‘pubblicità’ negativa così estesa al vegetarismo, tralasciandone gli aspetti estremamente positivi. Per innata insensibilità? Per compiacere la maggioranza del pubblico? Per la condivisione di credenze religiose integraliste? O forse nell’intento, più realistico, di venire in soccorso a certi settori economici?  I cambiamenti nell’orientamento dei consumi, però, come è noto spostano semplicemente la domanda da un settore all’altro, o ad uno nuovo, riportando rapidamente il sistema in equilibrio. Forse ciò che più preoccupa è la riduzione dei margini di guadagno, dato che lo sfruttamento degli animali rende assai più di quello dei vegetali. Rimane comunque, quale amaro sottofondo, il disinteresse per l’aspetto etico, ossia per le indicibili sofferenze cui sono sottoposti gli animali, che nessuna ‘libertà di scelta’ potrà mai giustificare, ove esista tale possibilità. Mancava, effettivamente, al movimento antispecista in generale, una finestra così ampia per diffondere i propri principi! Grazie!

 

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(1) La definizione comprende sia le varie forme di vegetarianesimo, sia il veganesimo, ossi la rinuncia all’assunzione di prodotti di origine animale, il cui unico nutriente non presente in forma assimilabile nei vegetali, la vitamina B12,  è assunto dai vegani tramite integratori alimentari.

(2) Cfr. www.movimentoantispecista.org > Dossier > Il futuro dell’alimentazione umana.

(3) Cfr. Luisella Battaglia, Animalista non è l’opposto di umanista, Il Secolo XIX, 1 dicembre 2013 e Valerio Pocar, Il salame fa male? Viva il salame, Criticaliberale.it, 21 dicembre 2015.

 

Massimo Terrile                                                                    

Movimento Antispecista

www.movimentoantispecista.org

e.mail: ma@movimentoantispecista.org

 

18 marzo 2016